Un muro umano in festa, applausi scroscianti e cori da stadio ad accogliere il nuovo proprietario. Quando Claudio Lotito si è affacciato sugli spalti del Granillo, persino il suo sguardo tradiva una certa incredulità: di fronte a sé non aveva una platea fredda o distaccata, ma un’ondata di entusiasmo travolgente. Un’accoglienza calorosa e incondizionata che porta però a interrogarsi, con un pizzico di amaro in bocca, sui meccanismi di una tifoseria viscerale ma ancora troppo incline a facili innamoramenti e a solenni dimenticanze.
L’immagine di ieri riporta inevitabilmente la memoria ad anni non troppo lontani. Gli stessi cori ed entusiasmi furono riservati a figure come Luca Gallo e Felice Saladini, accolti come salvatori della patria, celebrati con promesse di cittadinanza onoraria e giuramenti di fede eterna. La storia recente ha purtroppo mostrato l’epilogo di quelle gestioni, concluse con il fallimento societario e la profonda ferita inflitta al calcio reggino. Quei presidenti, un tempo acclamati come eroi, sono stati poi ripudiati da una piazza tradita, che sembra tuttavia concedersi nuove passioni a scatola chiusa senza aver del tutto assimilato le lezioni del passato.
Sia chiaro: mettere Claudio Lotito sullo stesso piano di Gallo e Saladini sarebbe un errore di prospettiva prima di tutto contabile e sportivo. Lotito non è e non sarà come chi l’ha preceduto al Granillo negli ultimi anni. Il patron romano porta con sé una solidità finanziaria indiscutibile e un curriculum calcistico di primissimo livello, segnato dalla conquista di ben sette trofei alla guida della Lazio, tra Coppe Italia e Supercoppe Italiane, oltre a una presenza costante nelle competizioni europee. La garanzia di sostenibilità economico-gestionale che Lotito rappresenta è un dato oggettivo che lo distanzia anni luce dai disastri recenti.
Ciò nonostante, il paradosso della piazza resta evidente se si guarda oltre i confini dello Stretto. Il presidente applaudito e acclamato a Reggio Calabria è lo stesso patron contestato e respinto da anni da gran parte della tifoseria biancoceleste, che a Roma ne chiede a gran voce la cessione. A simboleggiare perfettamente questo corto circuito emotivo è stata l’immagine di una bandiera sventolata ieri sugli spalti: un drappo unico, ricucito a metà, con i colori della Lazio nella parte superiore e quelli della Reggina in quella inferiore. Un’immagine forte che racchiude l’intreccio tra speranza e rassegnazione, ma che lascia aperta la solita perplessità: la piazza reggina ha davvero imparato a valutare i fatti prima di concedere il proprio cuore?





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