Abbiamo voluto costituire questa rubrica Amarcord sotto l’ombrellone per dare ai lettori, in questo periodo estivo in cui si desidera e si apprezza il relax e la leggerezza, la possibilità di ritornare indietro con la memoria su persone ed eventi che hanno fatto grande la Reggina.
Oggi più che mai è fondamentale avere la consapevolezza della importanza della storia amaranto. E noi ci riteniamo fortunati per essere stati testimoni diretti di alcuni di questi eventi che hanno segnato la storia, e che appartengono oggi alla leggenda.
Oggi pomeriggio vogliamo raccontare di quello che viene considerato tra i più bei goal mai segnati da un calciatore della Reggina e, probabilmente è IL più bel goal: mi riferisco al goal realizzato da Costante Tivelli il 6 aprile 1975, al 42’ dell’incontro Reggina – Crotone terminato 3 – 1 in favore degli amaranto. Io ho avuto la fortuna di assistere a questo goal, possiedo un ricordo nitido di quella spettacolare, strepitosa azione, di quell’incontro, di quella luminosa giornata di sole che si concludeva con uno struggente tramonto arancione che saliva da Via Itria.
Innanzitutto, due parole su Costante Tivelli.

Tivelli è stato uno tra i più forti attaccanti del calcio italiano degli anni settanta e ottanta. I numeri parlano di qualcosa come 130 incontri in Serie B e 36 reti, con le maglie del Bari, del Foggia, della SPAL e della Cavese; ma considerando i campionati giocati in Serie C, con le maglie, appunto, della Reggina, del Bari, del Messina, della Salernitana (quando addirittura fu capocannoniere del girone), del Foggia, della Reggiana e del Cosenza, i gol messi a segno da Tivelli sono oltre 150 complessivamente.
Costante Tivelli è nato a Corbola, in provincia di Rovigo, il 12 giugno del 1953, e arrivò a Reggio Calabria nell’estate del 1974, nella rifondazione della squadra amaranto effettuata in seguito alla retrocessione in Serie C, proveniente dall’Adriese, in Serie D, dove già aveva segnato gol a raffica negli anni in cui aiutava ancora il papà nell’azienda di famiglia, un panificio, dividendosi quindi fra il campo di allenamento e la bottega di fornaio, e subito in riva allo Stretto si mise in evidenza per la grande capacità realizzativa, frutto di rapidità e di coordinazione.
Fin dai primi incontri di Coppa Italia Semipro disputati al “Comunale” di Reggio Calabria, i tifosi amaranto avevano potuto apprezzare in maniera stupefacente tutta un’altra squadra rispetto a quella che era retrocessa appena un paio di mesi prima: la tecnica raffinatissima di Elvi Pianca, il dinamismo di Giuliano Belluzzi, e la determinazione in attacco di Costante Tivelli. Non sembrava vero!

L’arrivo a Reggio Calabria procurerà a Tivelli l’inizio di una serie di soddisfazioni che lo porteranno ad essere uno degli attaccanti più prolifici del calcio italiano. Nel corso del campionato di Serie C 1974 – 75, girone C, Tivelli mise a segno 17 reti in 33 incontri, e fu capocannoniere dalla 18° alla 32° giornata, dal 19 gennaio al 4 maggio del 1975, cedendo lo scettro finale a Spagnolo del Catania.

Si tenga conto che quello fu un campionato di livello elevatissimo, con calciatori come Scarrone e Sciannimanico del Bari, Zica nel Benevento, Fazzi e Ranieri nella Casertana, Ciceri, Spagnolo e Prestanti nel Catania, Messina nel Crotone, Loseto e Materazzi nel Lecce, Tripepi nel Messina allenato da Franco Scoglio, Chiancone nella Nocerina, Elvi Pianca nella stessa Reggina, Chimenti nella Salernitana, Lombardo e Bozzi nel Siracusa, Corti nel Sorrento allenato da Bruno Bolchi. Tutta gente che ha avuto carriere importanti anche in massima serie.
Dopo quest’anno disputato con la Reggina, Tivelli venne ceduto al Bari per una somma elevata: 200 milioni. Cominciò poi a girovagare per tutta l’Italia, da nord a sud, ed ovunque, gol a grappoli: Bari, quindi, poi Messina, Salerno, Foggia (in coppia con l’altro attaccante Stanislao Bozzi), a Ferrara alla SPAL, a Cava dei Tirreni, Reggio Emilia e Cosenza. Ha chiuso la carriera nella squadra da dove aveva cominciato, vale a dire nell’Adriese.
Andrebbe sottolineato un particolare: Tivelli è stato una sorta di “bestia nera” per il Milan. La squadra rossonera ha militato in Serie B per due campionati. In quello 1980 – 81, a seguito di retrocessione dovuta a squalifica per il calcio scommesse, Tivelli giocava a Foggia, e segnò sia nell’incontro di andata disputato a San Siro, incontro che finì 1 a 1, e segnò anche, su rigore, nella partita di ritorno, giocata a Foggia, che si concluse con la vittoria dei padroni di casa per 1 a 0.

Nel campionato 1982 – 83, sempre in Serie B, Tivelli giocava per la Cavese ed il Milan era retrocesso questa volta per demeriti sportivi: Tivelli segnò ancora in occasione della storica vittoria della Cavese a San Siro per 2 a 1, e siglò anche, ancora dal dischetto, uno dei due gol con cui la Cavese pareggiò per 2 a 2 nell’incontro di ritorno. Totale: quattro volte Tivelli ha giocato in campionato contro il Milan, ed in ogni incontro ha segnato un gol.
Ma torniamo al gol magico di Tivelli con la maglia della Reggina.
Anni fa, proprio per avere conferma e per dare forza ai miei ricordi, ho voluto ritrovare alla Biblioteca Comunale di Reggio Calabria la copia di “Gazzetta del Sud” del 7 aprile 1975 dove la cronaca dell’incontro era stata affidata alla felice, piacevole penna di Manlio Galimi, il quale scriveva, ad un certo punto del pezzo, che si giungeva al 42’ per assistere “al più strabiliante raddoppio che ci sia mai capitato di ammirare. Costante Tivelli, goleador del girone, ha firmato infatti una rete di eccezionale, irripetibile bellezza. Qualcosa che può riallacciarsi al ricordo del più grande Piola e che i settemila oggi accorsi al <<Comunale>> non dimenticheranno mai.”

Ed infatti io, che ero fra quei settemila, non l’ ho mai più scordato.
A quell’epoca io avevo quattordici anni, ed era molto facile per un ragazzo della mia età entrare allo Stadio senza biglietto, anche se io già ero alto pressappoco come ora, quindi dimostravo un’età maggiore.
Se andavo con mio Padre, Lui comprava il biglietto per sé, poi all’ingresso diceva all’addetto:
- “Il bambino è con me,
ed io entravo tranquillamente, senza problemi.
D’altronde, Papà conosceva tantissime persone a Reggio, magari non ne ricordava i nomi, per cui, talvolta, salutava con un generico:
– Ciao, Nino!
sempre accompagnato da un largo sorriso, dunque conosceva anche quasi tutti gli inservienti della Reggina. Questa maniera di entrare allo Stadio mi rendeva orgoglioso, perché vedevo mio Padre come un Dio onnipotente. Tanto che un giorno, d’accordo con Lui, ho organizzato uno scherzo all’inserviente di turno che staccava i biglietti: io mi sono fatto dare da mio Padre il biglietto e, tenendolo in mano e precedendo Papà di qualche passo, mi sono rivolto all’addetto pronunciando la fatidica frase: – Il bambino è con me, suscitando simpatica ilarità.
Ma non c’erano problemi nemmeno quando mio Padre – per motivi diversi, spesso stanchezza per cui preferiva la pennichella pomeridiana – non veniva al campo, poiché era sufficiente che io mi presentassi nello spiazzo d’ingresso lato nord, chiedere al primo adulto che capitava: –
- “Mi fate entrare con voi, gli dite che sono vostro figlio?
e quello mi rispondeva con un sorriso: –
- “Certu, figghiu, veni cu’ mmia!
E certamente così sono entrato allo Stadio quel fatidico 6 aprile del 1975, poiché ricordo che ero solo, quel giorno al Comunale.
Quel giorno mi ero accomodato, come al solito, in Gradinata, in corrispondenza dell’area di rigore lato sud, in alto. Era il posto preferito da mio Padre perché da lì, diceva, ed aveva ragione, si vedeva tutto il campo in prospettiva.
La Reggina aveva la maglietta bianca quel giorno, e Tivelli indossava il numero 9. Fra i calciatori del Crotone, spiccava la pelata bianca di Gualandri.
Al 34’ la squadra amaranto era passata in vantaggio con un bel diagonale da sinistra di Michele Sorace, nella porta dove mi ero sistemato io, dunque sotto i miei occhi, altro che prospettiva! Ma poi, al 42’: “L’azione si è svolta con la velocità di un <<uno – due>> quale un pugile può sferrare nel ring. È nata da un angolo battuto da Sorace da destra, sotto la tribuna coperta. Pianca, nel lunotto dell’area, ha corretto la traiettoria con un pallonetto verticale che ha pescato Tivelli, spalle al portiere, un paio di metri più a sinistra del dischetto del rigore. Qui il centravanti reggino ha realizzato la prima prodezza elevandosi in acrobazia ed effettuando una sforbiciata <<a seguire>> di splendido effetto spettacolare ma anche di terrificante efficacia. Il pallone è partito come un razzo dal suo piede sinistro per incocciare la confluenza dei legni più distanti rimbalzando in campo. Il pubblico, in piedi, stava ancora applaudendo l’azione allorché Sorace, riprendendo la respinta, ha di nuovo crossato da destra ma questa volta direttamente verso Tivelli che nel frattempo si era ritrovato ancora in piedi. La traiettoria del cuoio è risultata tesa e trasversale, ad almeno due metri da terra. Ma per Tivelli, dal momento davvero magico, non c’è stato niente di difficile o di arduo. Con un senso del tempo mirabile ed un gesto acrobatico di rara precisione, il goleador amaranto ha ripetuto la sforbiciata eccezionale facendo sibilare il proietto come un fulmine nell’angolino opposto al primo, dunque imprendibile per il raggelato Bianchi.” Più avanti, nell’altro pezzo in cui Galimi parla degli episodi più salienti del derby, il bravo giornalista rimarca che si tratta di un gol favoloso ed indimenticabile che viene sottolineato per diversi minuti dagli applausi dei settemila spettatori del <<Comunale>>; ed ancora, nelle pagelle, Galimi assegna a Tivelli il massimo e la lode per una magistrale, favolosa prodezza che denota il gran talento di goleador virtuoso ed acrobatico. Il gol del due a zero resterà a lungo impresso nella memoria dei tifosi amaranto.






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