Tra i primi anni settanta e la fine degli anni ottanta, il borgo preaspromontano di Arasì ha scritto una pagina importante del calcio dilettantistico calabrese, puntando sul senso di appartenenza e sulla determinazione.

Nel 1973 un gruppo di arasitani, tra cui vanno menzionati Fortunato Garzo che fu il primo presidente, Francesco Merenda, Nino Aricò, i fratelli Bruno e Giovanni Caridi, costituisce l’U.S. ARASI’ 1973. Assieme a loro, il ricordo di Nicola Merenda e di Mimmo Ripepi.

Nino Aricò, Francesco Merenda e Fortunato Garzo

Il primo campionato ufficiale della FIGC fu quello di Terza Categoria 1974 – 75, che l’Arasì vince dopo la fase conclusiva degli spareggi, conseguendo la promozione in Seconda Categoria.

La squadra disputerà, così, quattro campionati di seguito in Seconda Categoria, e comincerà ad assumere quella struttura dei calciatori che l’accompagnerà per lunghi anni. La caratteristica più saliente della squadra di Arasì è, infatti, quella di essere costituita quasi per intero da giovani residenti nel borgo, che non esitano a sottoporsi anche a sacrifici di un certo livello pur di ben figurare nel campionato di calcio.

Altrettanto da apprezzare la passione dei dirigenti.

In questi primi anni di storia l’Arasì disputa le proprie partite interne al campo di Condera.

Durante questo periodo si mettono in luce ragazzi come Nicola Polimeni, che alla fine risulterà il calciatore con maggiori presenze, Nicola Marra, Francesco D’Errigo, Giuseppe Romeo, Antonino D’Errigo, Domenico Vadalà e Giuseppe Battaglia. Su questo gruppo, paragonabile ad uno zoccolo duro, l’Arasì ha costruito le sue migliori soddisfazioni, assieme agli innesti che, via via, si sono avuti.

Alla fine del campionato di Seconda Categoria 1978 – 79 l’Arasì è promossa in Prima Categoria, e trasferisce il proprio campo in quello di San Sperato.

L’allenatore era Bruno Errigo, che era già stato un ottimo calciatore, ma che poi si era rivelato anche un tecnico competente, profondo conoscitore – peraltro – di quei difficili campionati.

Nel frattempo, nel 1981 viene inaugurato il campo di calcio di Arasì “Giuseppe Guarnaccia”, un impianto che darà ancora più orgoglio ai calciatori, diventando un fortino inespugnabile.

In questi anni hanno vestito la maglia dell’Arasì diversi calciatori di livello elevato nel panorama calcistico reggino, e ci vengono in mente innanzitutto Pasquale Favasuli, che era un ottimo centrocampista, oggi apprezzato medico sociale della Reggina; Pietro Rizzo, mediano incontrista dotato di tecnica eccellente, per lunghi anni al Gallina; Pino Ripoli, insuperabile terzino sinistro proveniente dal Sant’Anna.

Nell’estate del 1984, precisamente il 9 agosto, in occasione della preparazione alla stagione 1984 – 1985, l’Arasì di Mister Poner si confronta con il Messina di Franco Scoglio, che si appresta a disputare il campionato di Serie C1 e fra le cui fila milita un giovane calciatore che già si sta facendo notare, il suo nome è Salvatore Schillaci che da lì a qualche anno sarebbe diventato Capocannoniere e miglior giocatore dell’Italia ai mondiali del 1990.

Una partita storica che rimarrà per sempre nel cuore di tutti gli appassionati del calcio arasitano.

Al termine della stagione 1987 – 88, l’Arasì conquista la Coppa Calabria, un torneo riservato alle squadre che meglio si sono piazzate nei rispettivi gironi di Prima Categoria a livello regionale, e aperto anche alle squadre retrocesse dal campionato di Promozione e neopromosse dalla Seconda Categoria.

L’Arasì, con Demetrio Marra in panchina, arrivò alla doppia finale contro l’Isola Capo Rizzuto, affrontando inizialmente la Nuova Eufemiese, poi il Tropea, quindi il Roggiano.

Il primo dei due incontri previsto per la finale si è giocato l’8 maggio del 1988 a Isola Capo Rizzuto. Questa partita fu vinta dall’Arasì per 1 a 0 grazie a una punizione di Antonio Marra nel secondo tempo.

L’incontro di ritorno, ad Arasì, il successivo 15 maggio, si conclude con il risultato di 0 a 0, e consente la conquista del prestigioso trofeo.

15 maggio 1988, la conquista della Coppa Calabria

Ora, giunti alla fine di questa sintetica cronaca sportiva, tenuto conto del clima confidenziale che questa rubrica Amarcord sotto l’ombrellone riveste, non credo di infrangere alcuna regola giornalistica se mi lascio andare ad alcuni ricordi personali che, anzi, ritengo che possano arricchire ancora di più questo racconto.

Nell’estate del 1977 ho avuto il piacere e l’onore di essere inserito tra i calciatori dell’Arasì. Avevo sedici anni, e sono stato aggregato alla squadra Allievi, ma molti incontri di allenamento li svolgevamo insieme alla Seconda Categoria, soprattutto in quell’altro campo ormai scomparso del Dopolavoro Ferroviario, che si trovava dove oggi sorge il Parco Lineare Sud. Alla fine dell’allenamento molti andavano direttamente a fare un tuffo a mare. E alcune volte incrociavamo altre squadre, perché magari avevamo il campo prenotato contemporaneamente, ricordo per esempio contro il Bar Amaranto di Prima Categoria di Raffaele Arichetta al quale una volta avevo provato a contendere un pallone a centrocampo, con il risultato che mi fece volare in aria.

Le partite di campionato le giocavamo al campo di Condera, ma anche al campo di Ciccarello.

Ricordo l’affetto del signor Merenda che ci portava in giro con la sua Simca per le partite e gli allenamenti. Ricordo anche la dolcezza del signor Ripepi, sempre presente.

Fu proprio al campo di Ciccarello che io segnai il mio primo gol, era il mese di ottobre, giocavamo contro l’ENAL Greffa Mosorrofa, una squadra forte, dove giocava Sebastiano Monorchio.

I miei compagni di squadra erano Mimmo Vadalà, Nicola Polimeni, Antonino D’Errigo, Peppe Romeo, Antonio Infortuna in porta, Gaetano Iannì. Alcuni di questi già giocavano anche con la Seconda Categoria. Rispetto a loro io ero scarsissimo; così come rispetto anche ad alcuni avversari contro cui ho giocato, e mi vengono in mente Giuseppe Paviglianiti e Peppe De Francesco “Bacheca”. Ma ci divertivamo in ogni caso.

Arasì Seconda Categoria 1977 – 78

Dunque, Arasì – Mosorrofa. Il primo tempo era finito 0 a 0. Io giocavo in difesa, non ricordo se a libero o a terzino sinistro.

Nel secondo tempo loro passano in vantaggio, e a me era sembrato che la partita fosse finita. Invece, qualche minuto dopo, Vadalà era riuscito a pareggiare.

Fu a quel punto che mister Arcudi fece la mossa vincente: urlò dalla panchina:

Cantarella! A centravanti! Romeo! A libero! Iannì! Ala sinistra!”

Praticamente Arcudi aveva rivoluzionato la squadra pensando di poter vincere la partita.

Io ero perplesso, dal momento che non avevo mai giocato a centravanti, ma mi lanciai ugualmente in avanti e, infatti, in una veloce azione di contropiede, ecco che Vadalà scende sulla fascia destra, mentre io stavo al centro alla sua altezza. Vadalà entra in area, il portiere avversario gli esce e lui lo dribbla con una finta, tira nella porta vuota ma prende il palo. La palla ritorna verso il centro dell’area piccola di porta, dove ci sono io.

Ricordo di avere pensato:

“Peppe, tira piano, quanto la metti in rete, la porta è vuota, non fare fesserie!”

ed infatti ho toccato la palla con l’esterno sinistro quel poco che bastava per metterla in rete, poi mi sono lanciato in un’esultanza folle, mi sono messo a correre verso la panchina perché volevo abbracciare Arcudi per ringraziarlo dell’opportunità e della fiducia, mentre i miei compagni mi tiravano da tutte le parti.

Questo mio gol del 2 a 1 aveva messo in crisi il Mosorrofa, infatti poco dopo ancora Vadalà aveva segnato il 3 a 1, risultato finale.

Alla fine della partita i tifosi dell’Arasì avevano intonato il mio cognome:

“Can – ta – re – lla! Can – ta – re – lla!”

Grande emozione.

Le foto provengono dalla pagina Facebook “Pillole di calcio – Arasì”

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