Dopo la sconfitta contro l’Acireale – l’ennesima di una stagione segnata da occasioni sprecate e fragilità evidenti – la società parla di responsabilità, di confronto interno “duro”, di unità. Parole pesanti, certo. Ma che, ancora una volta, restano parole.

Perché il punto centrale è uno: non è cambiato nulla.

Si va avanti così, con gli stessi uomini, con le stesse dinamiche, con gli stessi problemi che si trascinano da settimane. E questo stride inevitabilmente con quanto emerso già nelle ultime ore, con una piazza che ha ormai maturato una convinzione chiara: serve una rottura, non una semplice presa di coscienza.

Il comunicato ammette che le possibilità di vincere il campionato si sono ridotte. In realtà, il campo racconta qualcosa di ancora più netto: la Reggina ha perso il controllo del proprio destino ben prima di questa partita, dilapidando occasioni e credibilità giornata dopo giornata.

E allora torna inevitabile il tema già sollevato: perché non intervenire?

Se davvero il confronto è stato “senza sconti”, se davvero sono state valutate anche decisioni drastiche, la scelta finale appare debole. Andare avanti fino a fine stagione senza scossoni non è un segnale di forza, ma il rischio concreto di trascinare un finale già compromesso.

Nel frattempo, la squadra continua a confermare tutti i suoi limiti: dominio sterile, incapacità di chiudere le partite, cali inspiegabili nella ripresa e una fragilità mentale che, ormai, non può più essere ignorata. La sconfitta contro l’Acireale è semplicemente lo specchio più crudele di tutto questo.

Il richiamo all’unità, poi, suona quasi fuori tempo. L’ambiente si è già espresso, e lo ha fatto chiaramente. Il sostegno, come già sottolineato, non è mai stato cieco consenso ma un atto d’amore verso la maglia. E proprio per questo oggi la delusione è ancora più profonda.

La sensazione è che si stia solo prendendo tempo. Rimandando decisioni che, invece, appaiono inevitabili.

Perché, al netto dei comunicati, la domanda resta sempre la stessa:
questa proprietà ha ancora la forza, la credibilità e le risorse per guidare la Reggina?

Se la risposta è no, il finale di stagione rischia di essere solo un lento trascinarsi verso un epilogo già scritto. Se la risposta è sì, allora servono segnali immediati, concreti, forti.

Tutto il resto, ormai, non basta più.

Una risposta a “Reggina, comunicato prevedibile: ma la realtà è che non cambia nulla”

  1. Intanto bisognerebbe cominciare a togliere tutte le cose che fanno sentire questi calciatori allo stesso livello del professionismo, forse aveva ragione Pergolizzi a far fare le trasferte in macchina… Perche’ calciatori che credono di fare la champions tra tute di marca, campi di allenamento invidiati, riprese video, instagram ecc. che motivazione e fame possono mai avere? E poi il Mister deve smetterla di sostenere che i calciatori sono i piu forti, questo argomento e’ stato altamente controproducente, anche se lo scopo era motivarli

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