Il solito 4-2-3-1 per il tecnico amaranto che manda in campo Lagonigro tra i pali; Giuliodori, R. Girasole, D. Girasole, Distratto in difesa; Laaribi e Fofana sulla mediana; Ragusa, Mungo, Di Grazia sulla trequarti e, Ferraro in attacco. I giallorossiTony Liosi presentano con Giuliani tra i pali; Frasson, Pantano, Di Giovanni, Cosmano; Kouame, Calabrò, Palermo; Costanzo, Ortolini, Furiato. 

Al fischio d’inizio del “Granillo” l’aria è “densa”, quasi irrespirabile. Non è il calore del tifo a scaldare l’ambiente, ma un clima surreale di contestazione aperta. I fischi che accompagnano l’ingresso delle squadre sono assordanti, ma è il messaggio della Curva Sud a ferire più di ogni coro: un secco e gelido “Game Over”. È la sentenza definitiva della piazza contro la gestione del patron Ballarino, colpevole di aver fallito per il terzo anno consecutivo l’appuntamento con il ritorno nel professionismo.

Paradossalmente, proprio nel silenzio dell’indifferenza e nel fragore della protesta, la Reggina sfodera una delle migliori prestazioni stagionali. Bastano nove minuti a Fofana per sbloccare il match, dopo che Mungo e Di Grazia avevano già fatto tremare la difesa ospite. Il raddoppio arriva poco dopo: Mungo è il più lesto ad approfittare di un’incertezza del portiere avversario, ribadendo in rete il gol del 2-0. Solo un grande intervento dell’estremo difensore ospite su punizione di Di Grazia nega alla Reggina il tris prima dell’intervallo.

Vedere una Reggina così padrona del campo fa però aumentare la rabbia. Una fluidità di manovra simile non si vedeva dal successo contro il Milazzo all’ultima giornata di andata e il rimpianto per i troppi punti dilapidati in quello che un tempo era il “fortino” amaranto diventa un macigno.

Mentre il Granillo contesta, i verdetti definitivi arrivano dagli altri campi e sono sentenze senza appello: il Savoia passa grazie alla rete di Munoz, mentre la Nissa piega il Paternò con Palermo. Risultati che consegnano la Serie C matematica ai campani e condannano la Reggina al suo quarto anno d’inferno in Serie D. La vittoria sul campo resta così un esercizio di stile fine a sé stesso, oscurato da un futuro societario tutto da decifrare sebbene le voci che si rincorrono in città diano già pronta una nuova struttura societaria composta da soggetti che farebbero già parte della Reggina odierna per cui si può dire che l’esperienza del Professor Ballarino a Reggio Calabria possa considerarsi terminata con la disputa dei playoff (quanto mai inutili).

La ripresa è pura accademia: in campo i protagonisti sembrano contare i minuti, ansiosi di rifugiarsi negli spogliatoi e mettersi alle spalle un campionato “senza lode e senza infamia”. Una stagione che, per una piazza come Reggio, ha il sapore amaro di una bocciatura su tutti i fronti.

Al 53’, la partita si scuote: Kuame approfitta di una clamorosa ingenuità della difesa di Torrisi e trafigge Lagonigro per il momentaneo 2-1. Pochi istanti dopo, è Palermo a far tremare i padroni di casa, costringendo il portiere a un intervento provvidenziale in angolo. Il gol e la successiva pressione giallorossa certificano l’ennesimo blackout della squadra amaranto, incapace di gestire il ritmo e vulnerabile alle folate ospiti.

Scoccata l’ora di gioco, Mungo sfiora il tris con una conclusione potente dal cuore dell’area, respinta con un riflesso “splendido” dall’estremo difensore ospite. Il 3-1 arriva comunque al 71’, firmato da una punizione chirurgica di Di Grazia che non lascia scampo al portiere.

Nonostante il doppio svantaggio, il match non si chiude: un’incursione di Kouame premia l’inserimento di Rotolini, che con un tocco “educato” riapre la gara siglando il 3-2. La parola fine, però, la mette Ragusa al 78’: l’attaccante chiude un’ottima azione corale orchestrata da Salandria e fissa il risultato sul definitivo 4-2.

Una vittoria bella, ma inutile. La Reggina non riesce a riscattare un’annata opaca, fallendo l’obiettivo di dominare un girone tecnicamente modesto come pochi altri in passato. A completare il quadro di una domenica interlocutoria, arrivano i successi netti (3-0) di Savoia e Nissa. Restano i tre punti, ma rimane soprattutto il rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato.

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