di Giorgio Casella

Siamo in attesa. Che la proprietà decida in 24 o 48 ore poco importa: ciò che conta è che questo campionato venga concluso onorando una casacca gloriosa come quella amaranto. Al di là delle scelte tecniche che verranno prese — ovvero se affidarsi o meno ai diciotto giocatori selezionati da mister Torrisi — la sensazione che si respira a Reggio Calabria è univoca: la proprietà deve azzerare tutto. E quando si dice tutto, s’intende ripartire dalle fondamenta, senza sconti o mezze misure.

Un sostegno nato dall’amore, non dal consenso

​Oggi, per chi scrive, sarebbe fin troppo facile “sparare nel mucchio” e colpire tutti indistintamente. Al contrario, noi abbiamo tifato, abbiamo chiesto e abbiamo sostenuto la causa fino all’ultimo, sperando sinceramente che la storia potesse avere un epilogo diverso. Ma è proprio questa coerenza a darci il diritto di parlare: la domanda che molti si pongono è se convenga ancora a Ballarino restare un altro anno alla guida del club.

​Analizzando il clima attuale, la risposta appare scontata. Il Patron ha perso la fiducia anche di quella parte della piazza che lo ha difeso finora; un sostegno mai dettato da simpatia personale, ma esclusivamente dall’amore viscerale per la maglia. Per la serenità dell’ambiente, è necessario che la proprietà faccia non uno, ma due passi indietro. Questo significa non solo defilarsi, ma evitare di avanzare pretese economiche eccessive che possano scoraggiare potenziali acquirenti. Il compito di Ballarino, oggi, deve essere quello di facilitare il passaggio di consegne a proposte serie, allontanando il rischio di speculatori.

L’appetibilità del territorio e il ruolo delle istituzioni

​A bocce ferme, è arrivato il momento della responsabilità condivisa. È necessario sedersi a un tavolo con le istituzioni e con il nuovo sindaco per una strategia di ampio respiro. Bisogna essere pragmatici: per attirare un imprenditore o una cordata di spessore, il territorio deve essere reso appetibile.

​Nessun investitore mette capitali nel calcio per puro mecenatismo; è fondamentale mettere chi subentra nelle condizioni di creare un indotto e sviluppare altri affari parallelamente alla gestione sportiva. La Reggina deve essere il perno di un progetto che offra opportunità reali in città, legando il rilancio della squadra a quello economico del territorio. Solo creando questo “terreno fertile”, la società tornerà a essere un asset interessante per chi ha reali capacità di visione e di spesa.

Il bilancio della gestione: un triennio senza appello

​Analizzando il percorso della gestione attuale, il verdetto dei fatti appare suddiviso in fasi ben distinte:

​Primo anno: Una stagione che non può essere oggetto di critiche feroci. Si è partiti in estremo ritardo e, obiettivamente, c’era pochissimo tempo per programmare e scarse speranze di successo immediato.

​Secondo anno: La squadra è rimasta in gioco e il risultato complessivo può essere accettato, pur con l’insorgere dei primi malumori tra la tifoseria.

​Terzo anno: È qui che il giudizio diventa netto. Il credito è esaurito, la pazienza della piazza è giunta al limite e il dissenso è diventato totale.

Dott. Ballarino, serve chiarezza: è in grado di investire?

​A questo punto, la domanda va posta direttamente al vertice: Dott. Ballarino, resterà lei alla guida della società? Lo dica con fermezza e onestà: è, o non è, in grado di investire le risorse necessarie per riportare questa squadra quantomeno in Serie C?

​Non stiamo parlando di traguardi straordinari o di sogni proibiti, ma del minimo indispensabile che una città come Reggio Calabria merita e pretende. Se l’attuale proprietà non può garantire neanche questo ritorno alla normalità sportiva, ha l’obbligo morale di farsi da parte per il bene della città.

Una risposta a “Reggina, il bivio di Ballarino: è tempo di verità per il futuro della città”

  1. Anche fosse in grado di investire, il denaro da solo non da garanzie di vittoria. Non deve farsi da parte, sono altri che si devono presentare, possibilmente con la grana

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