Mea culpa, mea maxima culpa ma gli errori arbitrali…
Nel calcio, come nella vita, chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Ma se è vero che la Reggina ha le sue colpe, è altrettanto vero che il peso degli errori arbitrali inizia a farsi sentire, spostando equilibri che oggi racconterebbero una storia diversa
Il peso dei rimpianti. Se a Lamezia la squadra fosse scesa in campo nella ripresa e se contro il Savoia avesse giocato con il piglio delle grandi, oggi parleremmo di un’altra classifica. Con 53 punti, gli uomini di Torrisi guarderebbero tutti dall’alto verso il basso. Invece restiamo a fare i conti con i “se” e con i “ma”, che notoriamente non portano lontano, e con il rammarico per punti pesanti volati via proprio quando la vetta sembrava a un passo.
Il fattore arbitri e la danza dei rigori. Accanto all’autocritica, però, non si può ignorare la realtà dei fatti: mentre la Reggina fatica, le avversarie di testa beneficiano di fischi spesso generosi. Il caso di Sambiase-A.C. Palermo è emblematico: un gol solare annullato a Ortolini e due rigori concessi che hanno lasciato più di un dubbio (guarda video)
Le statistiche non mentono e delineano una gerarchia “dal dischetto” che penalizza gli amaranto:
- 7 rigori: A.C. Palermo, Milazzo, Enna.
- 6 rigori: Savoia, Vigor Lamezia, Acireale, Sambiase, Gelbison.
- 5 rigori: Reggina (pesa l’errore di Edera contro la Gelbison) e Nissa.
- 2 rigori: Nuova Igea.
Nessun alibi, ma serve equità. Non si tratta di piangersi addosso o cercare scuse facili. La Reggina deve recitare il suo mea culpa per le recenti amnesie in campo e per i troppi errori sotto porta. Tuttavia, in un campionato così livellato, la serenità e la preparazione della classe arbitrale non possono essere un optional. Chi punta in alto deve fare i conti con i propri limiti, ma ha il diritto di giocare ad armi pari






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