Dopo settimane di silenzio stampa e tensioni crescenti, la Reggina torna a parlare. Nella conferenza di oggi al Sant’Agata, il direttore generale Giuseppe Praticò e il direttore dell’area tecnica Giuseppe Bonanno hanno affrontato a viso aperto — o quasi — il momento più complicato della gestione Ballarino-Minniti.
Un confronto atteso, ma che lascia ancora molte domande aperte sulla direzione tecnica e sulla solidità del progetto amaranto.
Bonanno: “Responsabilità di tutti, ma il gruppo è forte”
Il primo a prendere la parola è stato Bonanno, che ha difeso il lavoro svolto sul mercato e l’impianto del progetto tecnico:
“Abbiamo dato seguito al progetto dello scorso anno, individuando calciatori top per i ruoli chiave. Non voglio parlare di under o over: le colpe sono di tutti”.
Un discorso che suona come una giustificazione più che un’assunzione di responsabilità. La scelta di ripartire con Torrisi e di affidarsi a tanti giovani — quattro under titolari nell’ultima gara — appare oggi azzardata, specialmente in un campionato dove servono esperienza e personalità.
Bonanno ha poi confermato alcune uscite di mercato, tra cui quella di Blondett, e l’interesse per “profili di categoria” in vista di gennaio.
Sulla situazione interna, ha ammesso la difficoltà di alcuni elementi a reggere la pressione:
“La palla pesa 500 chili. Non tutti hanno la personalità di Barillà o Ragusa.”
Una frase che riassume la sensazione generale: la squadra è fragile, e il carattere — non la tecnica — è oggi il vero problema.
Il caso Montalto e le scelte di mercato
Bonanno ha parlato apertamente del caso Montalto, definendolo “incompatibile con la struttura di gruppo”.
Un epilogo che conferma quanto la gestione del reparto offensivo sia stata caotica: tra l’arrivo in extremis di Ferraro e l’assenza di un vero leader tecnico, la Reggina ha perso certezze invece di trovarle.
L’ammissione di colpe, pur apprezzabile, arriva però tardi: le lacune di costruzione e di equilibrio della squadra erano evidenti già da settimane.
Praticò: “Silenzio stampa forse un errore, ma nessuno lascia”
Il direttore generale Praticò ha invece concentrato il suo intervento sulla comunicazione e sulla gestione societaria.
“Abbiamo scelto il silenzio stampa per trovare soluzioni interne, forse abbiamo sbagliato e chiediamo scusa.”
Parole distensive, ma che non cancellano settimane di distacco tra club e tifoseria. Il DG ha parlato di attacchi personali, di una stampa “al limite della querela” e di un ambiente “difficile ma stimolante”.
Sul fronte economico, ha assicurato che gli stipendi sono regolari e che la delibera della Città Metropolitana sul Sant’Agata rappresenta “un passo storico” per il futuro del club.
Tuttavia, alla domanda implicita — quale futuro ha oggi la Reggina? — non è arrivata una risposta convincente:
“Se falliamo l’obiettivo, il nostro mandato è a disposizione. Ma non c’è nessuno interessato ad acquisire la società.”
Una frase che fotografa la solitudine della dirigenza: pochi risultati, poca fiducia, e una proprietà che difende il proprio operato ma non mostra una visione chiara per rilanciare la Reggina.
Considerazioni finali: troppe parole, poche soluzioni
La conferenza stampa di oggi, tanto attesa, non ha fugato i dubbi: la Reggina è una squadra in crisi tecnica e di identità.
Bonanno e Praticò hanno provato a ricomporre un quadro in cui la responsabilità è condivisa, ma i problemi restano sul campo: scelte discutibili, mercato confuso, mancanza di personalità e comunicazione altalenante.
La sensazione è che servano meno proclami e più fatti, meno autoconsolazione e più autocritica.
Se la Reggina vuole ancora ambire alla vittoria del campionato di Serie D, servirà un cambio netto — non solo nei risultati, ma nella mentalità e nella trasparenza verso i propri tifosi.






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