C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel dover raccontare, ancora una volta, un derby che si giocherà senza tifosi.
Domenica, al “Franco Scoglio”, Messina e Reggina si affronteranno per la settima giornata di Serie D, ma sugli spalti mancherà una delle sue anime più vere: quella amaranto.
Le autorità hanno deciso di vietare la trasferta ai tifosi reggini, per “motivi di ordine pubblico”.
Un’altra pagina triste di un calcio che, di fronte ai problemi, non sa fare altro che chiudere le porte.
Il divieto che uccide la passione
È mai possibile che, per “evitare disordini”, si debba vietare la partecipazione a un’intera tifoseria?
È mai possibile che la risposta delle istituzioni, ogni volta, sia la stessa: il divieto, la paura, la resa?
Il calcio italiano si riempie la bocca di parole come “valorizzazione dei tifosi”, “coinvolgimento del territorio”, “passione popolare”, ma poi, quando arriva il momento di metterli in pratica, l’unica soluzione è cancellare la presenza di chi il calcio lo tiene in vita.
Chiudere i cancelli non è una misura di sicurezza: è un fallimento culturale.
È l’ammissione che lo Stato, le istituzioni sportive e la politica non sanno gestire ciò che non comprendono — la passione collettiva, la rivalità sportiva, l’identità di un popolo che vive la propria squadra come parte di sé.
Punire tutti per la paura di pochi è il segno di una società che preferisce reprimere invece di educare, vietare invece di costruire.
Il popolo amaranto non si arrende
E così, mentre a Messina si giocherà un derby dimezzato, a Reggio Calabria il tifo amaranto si prepara comunque a farsi sentire.
Gli Ultras della Curva Sud hanno chiamato a raccolta tutto il popolo reggino per sabato 11 ottobre alle ore 17.00, presso il Centro Sportivo Sant’Agata.
Un raduno che non è solo un saluto alla squadra alla vigilia del derby, ma una vera e propria manifestazione d’identità.
L’invito è chiaro: “Tutti presenti per sostenere i nostri colori.”
Perché se lo Stato vieta di esserci sugli spalti, la passione troverà comunque il modo di vibrare.
Il Sant’Agata diventerà per un pomeriggio la Curva Sud, e ogni coro sarà un messaggio: “Facciamo sentire ai ragazzi che questa è la partita che tutta la città aspettava.”
Quando la politica sceglie la scorciatoia
Il divieto di trasferta è la scorciatoia di chi non vuole assumersi responsabilità.
Garantire la sicurezza richiede impegno, coordinamento e coraggio.
Molto più semplice, invece, è scrivere un’ordinanza e dichiarare tutto “a rischio”.
Ma ogni volta che si impedisce a una tifoseria di seguire la propria squadra, si certifica il fallimento delle istituzioni: la passione popolare non è più un valore, ma un problema da contenere.
Per prevenire gli incidenti non servono muri, servono educazione e cultura sportiva.
Serve dialogo tra club, tifosi, forze dell’ordine, amministrazioni.
In Inghilterra, dove negli anni ’80 il fenomeno hooligan aveva raggiunto livelli drammatici, la soluzione non fu soltanto la repressione.
Fu un lavoro culturale profondo, fatto di responsabilità condivisa, di impianti moderni, di politiche sociali che riportarono il calcio alle famiglie e alle comunità.
Da noi, invece, si preferisce la via breve: vietare, punire, allontanare.
Ma un calcio che ha paura della propria gente è un calcio che ha già perso.
Un calcio senza tifosi è un calcio senz’anima
La Reggina oggi lotta per risalire, tra difficoltà e orgoglio, e avrebbe bisogno del suo popolo al fianco.
Il Messina, travolto dai problemi societari e ultimo in classifica, affronta la stagione più complicata della sua storia recente.
Due città, due destini, una sola passione che attraversa lo Stretto.
Eppure domenica quella passione sarà costretta al silenzio.
Ma chi pensa che un divieto possa fermare la Curva Sud, non ha capito nulla del calcio.
Perché il tifo vero non si misura in biglietti venduti o settori aperti: vive di appartenenza, resiste ai divieti, supera le barriere.
Sabato, al Sant’Agata, la Reggina sentirà la sua gente.
E domenica, anche a distanza, ogni pallone toccato avrà dentro l’eco di un amore che nessuna ordinanza potrà mai mettere a tacere.
Perché il calcio senza tifosi non è più calcio. È solo paura travestita da sicurezza.






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