REGGINA dopo la sera del Marassi i playoff non sono una chimera. Ed ora vi spiego perché.

di Giuseppe “Fossa” Criaco

La serata di Genova ha lasciato ancora strozzato in gola, ai tifosi reggini, l’urlo liberatorio che quella palla di Canotto avrebbe meritato.

Foto tratta da YouTube

Ma è proprio quel non-gol dell’attaccante amaranto che forse potrebbe chiudere il ciclo amarissimo che dal gennaio scorso ha trasformato, per gli amaranto, una stagione esaltante in un finale da batticuore. Anche alla luce della paventata penalizzazione.

 Il modulo con cui Pippo Inzaghi ha schierato la Reggina venerdì sera ha dimostrato più compattezza ed equilibrio di fronte al più blasonato Genoa. Anche se per i due “quinti” (esterni) amaranto non è stata una serata né facile né agevole, tenere sempre offensive le corsie di competenza con Criscito a sinistra e Sabelli a destra. Due fuoriclasse. Ma nonostante tutto, soprattutto Di Chiara, spesso ha saputo sfondare la sua fascia di competenza confezionando, in particolare, quella palla al bacio per Strelec giunto con un amen di ritardo. Meno efficace invece è stato Bouha, praticamente reso inoffensivo sul suo versante dal mestiere e dall’esperienza di Mimmo Criscito.

Molto bene ha fatto, invece, un inesauribile Menez anche se non sempre con un Hernani al meglio. Poco incisivo Strelec (un attaccante di razza avrebbe bruciato palla, difesa e portiere). Ma tant’è.

Tanti invece insegnali positivi dalla “notte del Marassi”. Su tutti sembra che finalmente la squadra abbia smaltito quella ruggine mentale e fisica che stava erodendo fiducia e carattere dei giocatori amaranto, Hernani, Mayer e Crisetig non sembrano più elementi scollegati tra loro ma, sebbene con qualche palla persa di troppo, finalmente il loro palleggio è stato più corale e la loro costruzione di gioco maggiormente a supporto di un Menez in stato di grazia.

Foto tratta da City Now

Il fantasista francese è stato presente in tutte le azioni offensive degli amaranto. Ha macinato chilometri di campo e creato due palle gol magistrali. Elementi che raccontano di una condizione fisica e psicologica eccellente.

Al Curi sarà un’altra storia, e solo allora capiremo se lo schema più coperto di Genova sarà riproposto in terra umbra, oppure rivedremo i due esterni d’attacco accanto a “fantaMenez”.

È di tutta evidenza che spesso vincere o perdere sono anche figlie della condizione atletica e psicologica della squadra. Ma dopo quanto visto al Ferraris possiamo dire che, dopo mesi di brutto, il barometro amaranto finalmente sembra volgere al bello.

Infatti a Genova comunque si è vista una squadra tonica e che ha ancora la testa sul pezzo, per niente smarrita neanche nei momenti di maggior furia del Grifone. Una squadra presente fino alla fine e nemmeno aiutata dalla sorte: 10 su 10 la palla di Canotto in altri momenti è gol. Non oggi, non adesso. Anche se si è vista la migliore Reggina del 2023. 

Se così dovesse essere, se il black-out che in questi mesi è calato sui ragazzi di Inzaghi comincia a diradarsi e qualche barlume luminoso comincia a risplendere su questa squadra: forse un calcio più coraggioso potrebbe essere possibile domani al Curi. Anche se è risaputo che le squadre di Castori praticano un calcio scorbutico e velenoso, è ancora vivo nella memoria dei tifosi quel bruciante parziale di 0-3-al Granillo (poi mitigato in un comunque inutile 2-3). Ma la vera Reggina, che in alcuni tratti sembra essersi affacciata al Ferraris, non deve e non può avere alcun timore.

Foto tratta da DAZN

Perché proprio in questo delicatissimo snodo della stagione, e del calendario, dove ci attendono praticamente tre scontri diretti (per tenersi fuori dalla zona rossa della classifica) con Perugia, Venezia e Benevento è necessario cancellare dalla testa della squadra paure e limiti che avrebbero il solo risultato di paralizzare la squadra. Ma è necessario iniettare loro la convinzione che hanno dimostrato a Genova praticando quel calcio coraggioso e aggressivo che aveva caratterizzato l’inizio di stagione. Avevamo un salute di ferro è vero, ma quella di Genova è stata la partita di una squadra in salute.

Perchè mai come oggi è vero il vecchio detto che dice “se tendi alle stelle potrai anche non raggiungerle ma certamente non finirai nel fango”.

Foto tratta da PNG pngtree

E questi ragazzi, Pippo Inzaghi e la stessa tifoseria non meritano questo fango ancora a lungo.

Giuseppe “Fossa” Criaco

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