Assetti speculari e medesimo spartito tattico: Reggina e AC Palermo si affrontano schierate con un solido e manovriero 4-2-3-1. Il tecnico amaranto Torrisi sceglie la linea della continuità, riproponendo in blocco l’undici protagonista del 4-2 inflitto al Sambiase. Tuttavia, la vittoria dell’ultimo turno resta un cerotto troppo piccolo su una ferita aperta: quella di un campionato gettato alle ortiche tra scelte societarie discutibili e una gestione tecnica (passata da Trocini a Torrisi) che non ha mai trovato una vera quadratura.

Dall’altra parte, Ferraro risponde affidandosi a Martinez tra i pali. La linea difensiva è composta da Rampulla, Panaro, Crivello e Mazzotta; in mediana agisce il duo Lores Varela-Maurino, mentre il peso dell’attacco è sulle spalle di Micoli, supportato dal tridente di fantasia Zalazar-Bonfiglio-Grillo.

Ma il calcio giocato, in questo pomeriggio di maggio, è poco più che un rumore di fondo. A parlare chiaramente è il Granillo: desolatamente vuoto. La scarsa affluenza (1008 gli spettatori) e il silenzio assordante della Curva Sud, che ha scelto la via della diserzione, pesano più di ogni azione da gol. Quella degli ultras non è solo una protesta, ma un atto di dignità: la Reggina non è una semplice società sportiva, è appartenenza, orgoglio, identità. Il verdetto della piazza è unanime: nonostante la stima per il lato umano della proprietà, la gestione sportiva è stata bocciata. Mancanza di idee chiare, errori nella costruzione della rosa e incapacità di determinare il proprio destino hanno trasformato una stagione di ambizioni in un lento congedo nell’indifferenza.

Dominio amaranto ma il gol resta un miraggio. Primo tempo a reti bianche al Granillo

Ritmi blandi in avvio al “Granillo”, dove Reggina e Athletic Palermo si studiano senza affondare il colpo. La prima vera fiammata è di marca amaranto: Caruso ispira, Fofana rifinisce, ma il suo piattone è impreciso e grazia Martinez. La pressione della squadra di Torrisi cresce col passare dei minuti, ma la manovra si infrange contro il muro ospite, con Laaribi, Ferraro e Mungo che non riescono a trovare il varco giusto. Al trentesimo, un brivido scuote i pochissimi tifosi di casa: Maurino scaglia un fendente su cui Lagonigro si fa trovare pronto. È però solo una parentesi, perché poco dopo è la Reggina a divorarsi il vantaggio: Fofana, a tu per tu con l’estremo difensore ospite, fallisce l’inconcepibile mandando a lato.

A pesare sulla fluidità del match è però anche una direzione di gara incerta: sono ben sei i fuorigioco dubbi segnalati dalla terna arbitrale, decisioni che spezzettano costantemente il gioco e fanno salire la tensione tra le fila amaranto. Il primo tempo va così in archivio sullo 0-0: un risultato che riflette la scarsa lucidità degli uomini di Torrisi sotto porta e la scarsa consistenza offensiva di un Athletic Palermo fin qui troppo rinunciatario.

Vittoria di nervi e rigore: l’AC Palermo cade nel finale, ma il gioco non convince

La ripresa è la fotocopia di un primo tempo opaco: due squadre che cincischiano a centrocampo, senza affondi né idee, trascinando la gara in un torpore interrotto solo dal cronometro. Per assistere a un sussulto degno di nota bisogna attendere l’ora di gioco, quando Domenico Girasole svetta di testa ma vede la sua conclusione stamparsi sulla traversa. È il segnale di una timida scossa: pochi minuti dopo, Mungo spreca l’incredibile, fallendo il tap-in a porta vuota su un assist al bacio di Ferraro.

L’incapacità di concretizzare riflette il limite strutturale di tutta la stagione amaranto: alla Reggina manca un predatore d’area, un attaccante di peso ed esperienza capace di “spaccare” le partite.

L’episodio che stappa il match arriva con l’espulsione di Micoli (doppia ammonizione), che lascia gli ospiti in dieci. Poco dopo, il neo-entrato Palumbo si guadagna un calcio di rigore che Di Grazia trasforma con freddezza, firmando il vantaggio. Il nervosismo dell’AC Palermo esplode nel finale con l’espulsione diretta di Varela per proteste, lasciando i siciliani in nove uomini.

Grazie a questo successo, la Reggina stacca il pass per il turno successivo dove troverà una Nissa in stato di grazia, reduce dal travolgente 4-0 inflitto alla Gelbison di mister Agovino.

Resta però un’analisi dai due volti: se il risultato premia gli amaranto, la prestazione conferma le lacune delle ultime settimane. Una manovra lenta, prevedibile e una squadra troppo lunga, evidenziano le difficoltà di un gruppo dove alcuni elementi sembrano dare poco alla causa. Contro la Nissa servirà ben altra cattiveria per continuare il cammino. Anche se bisogna essere consci che pur vincendo a Caltanissetta la Reggina non potrà ambire ad un ipotetico ripescaggio.

Ultima notizia: il Messina non ce la fa a Ragusa ad andare oltre lo zero a zero e lascia la Serie D. La Vibonese si salva ai danni dell’Acireale.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

In primo piano

Scopri di più da Albamaranto

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere