Oggi per la nostra rubrica Amarcord sotto l’ombrellone, vogliamo raccontare di Bruno Jacoboni, portiere della Reggina dal 1967 al 1974, che è entrato nella leggenda con le sue circa 200 presenze con la maglia amaranto, suddivise tra 175 presenze di campionato di Serie B, 15 presenze in Coppa Italia, ed altre in amichevoli varie.

Da molti anni Jacoboni vive a Reggio Calabria, nella zona nord del centro, ha sposato una signora della nostra città. Quando insegnavo al distaccamento del “Piria” in Via Pensilvania, spesso lo vedevo passare con la busta della spesa in mano, come un qualsiasi anziano che si ritirava a casa dal mercatino di Piazza del Popolo, ed era una gioia salutarlo e ricevere la risposta al saluto con quel sorriso che tutti noi tifosi amaranto abbiamo imparato ad amare, il sorriso di uno sportivo serio e umile, un esempio.
Bruno Jacoboni è nato ad Avezzano, in provincia de L’Aquila, il 4 marzo del 1943: immediata la coincidenza della data di nascita con un altro grande personaggio che, nel suo campo, ha fatto altrettanto bene, e parliamo di Lucio Dalla.
Fin da ragazzo si mette in mostra nelle squadre giovanili della sua città abruzzese. È già un talento precoce, tanto che fa il suo esordio nel campionato di Prima Categoria 1959 – 60, quindi a sedici anni. Passa, poi, a giocare in Serie D, sempre ad Avezzano, dove ormai è considerato un giovane portiere emergente dal sicuro avvenire.
Nel 1962 viene ingaggiato dal Bisceglie in Serie C, e fa il suo esordio in terza serie il 30 novembre del 1962, a Marsala, per un 4 – 0 dei lilibetani che avrebbe demotivato chiunque, non un giovane di diciannove anni pieno di passione e che crede nelle sue capacità. Jacoboni rimane a Bisceglie per due anni e colleziona 8 presenze in totale. Incrocia la Reggina il 22 dicembre del 1964 sul proprio campo, per un pareggio per 1 a 1.
Nell’estate del 1964 si trasferisce al Melfi, in Prima Categoria: deve espletare il servizio militare che all’epoca era obbligatorio e non concedeva deroghe ai calciatori, solamente una certa facilitazione a giocare in una squadra vicina alla caserma di assegnazione, utilizzando anche la Compagnia Atleti. Ma la divisa andava indossata. Quell’anno, comunque, la squadra consegue la promozione in Serie D, dove Jacoboni disputerà l’intero campionato, ormai libero da impegni.
L’anno dopo è ad Ancona, sempre in Serie C. finché non arriva l’ingaggio importante in una squadra di Serie B, la Reggina!

Jacoboni arriva a Reggio Calabria nell’estate del 1967. Se la gioca con Luigi Ferrari, che ha preso il posto di Piero Persico tra i pali amaranto. Alla fine del suo primo anno in serie cadetta, Jacoboni totalizzerà 21 presenze esattamente come Ferrari, che però scende in campo in tutti gli incontri che la Reggina disputerà quell’anno in Coppa Italia, e si tratta di quattro presenze: contro la Lazio nella famosa vittoria all’89’ con gol di Sbano; contro il Venezia nell’altrettanto celebre vittoria all’ultimo minuto dei tempi supplementari con gol di Vallongo; e nella doppia sfida contro il Bologna.

Ma già l’anno successivo, nel campionato 1968 – 69, Jacoboni diventa il padrone della porta reggina con 31 presenze in campionato e 3 in Coppa Italia, relegando Ferrari al ruolo di secondo con solamente 9 cartellini timbrati.
Nel campionato di Serie B 1969 – 70 i ruoli si invertono: Ferrari scende in campo 26 volte, più tre incontri di Coppa Italia, mentre Jacoboni totalizzerà 14 presenze in campionato e i dieci minuti finali di Reggina – Napoli di Coppa Italia, subentrando al compagno all’80’.
Ma è il campionato di Serie B 1970 – 71 che consacra Bruno Jacoboni nel suo ruolo di portiere titolare della Reggina, facendolo passare all’attenzione del calcio nazionale per un’impresa eccezionale: il record di imbattibilità.
Il 3 gennaio del 1971 Franco Carrera, centrocampista d’attacco del Novara, al 49’ aveva segnato il gol del pareggio al “Comunale” riequilibrando il risultato dopo il vantaggio iniziale siglato da Gianni Comini al 30’.
Da quel momento in poi, undici incontri di fila senza subire reti, contro, nell’ordine: Pisa, Palermo, Como, Bari, Livorno, Casertana, Brescia, Ternana, Mantova, Massese e Monza. Proprio al 59’ di Reggina – Monza vennero raggiunti i mille minuti di imbattibilità, e rimane indimenticabile l’applauso che il pubblico del “Comunale” volle tributare al proprio beniamino per il prestigioso traguardo raggiunto. Roba da brividi a ricordare.

Il record venne interrotto l’11 aprile del 1971 per un calcio di rigore realizzato da Alberto Spelta – il forte centrocampista che concluderà il campionato con il titolo di capocannoniere – al 57’ in Modena – Reggina, rigore che determinerà anche la sconfitta degli amaranto.

Il record si ferma, così, a 1.088 minuti di imbattibilità. All’epoca questo eccezionale risultato costituiva il record del calcio professionistico nazionale. Il primato venne, in seguito, superato da Claudio Mantovani, portiere del Cesena che nel corso del campionato di Serie B 1972 – 73 portò il limite a 1.251 minuti. Giusto per completezza, ricordiamo che il primato assoluto appartiene a Emmerich Tarabocchia, portiere del Lecce 1974 – 75, squadra fortissima peraltro con una difesa veramente impenetrabile, con 1.791 minuti senza subire reti (dal 3 novembre del 1974, Bari – Lecce 1 a 0, Troja all’82’, fino al 6 aprile del 1975, Benevento – Lecce 2 a 0, al 73’ Cascella. Anche se bisogna considerare che il 23 febbraio del 1975, in Barletta – Lecce aveva subìto al 9’ l’autorete di Pasquale Loseto, poi a causa di disordini la partita venne sospesa e fu data la vittoria a tavolino al Lecce per 0 a 2. Comunque già il record di Tarabocchia era arrivato a 1.277 minuti).

Jacoboni rimane titolare in porta ancora per altri due anni. L’ultimo anno di Serie B, quello della retrocessione, 1973 – 74, è arrivato dal Monza Romano Cazzaniga che verrà schierato per 36 incontri di campionato e per 4 di Coppa Italia (Cazzaniga sarà il vice di Castellini, qualche anno dopo, nel Torino che vincerà lo scudetto nel 1976). Per Jacoboni è giunto il momento di cambiare aria.
Si trasferisce a Vasto, in Serie C. nel girone B, senza perciò avere l’opportunità di incrociare la Reggina. Qui Jacoboni disputa un campionato da titolare, ormai è nel pieno della maturità sportiva a 32 anni. Arriva, poi, il trasferimento al Lecce sempre in Serie C 1975 – 76. Con i giallorossi salentini disputerà 15 incontri di campionato (tra cui l’incrocio con la Reggina il 14 dicembre del 1975 per uno 0 a 0 allo Stadio di Via del Mare) e tre di Coppa Italia Semipro. Quell’anno il Lecce conseguirà la promozione in Serie B, vincendo anche la Coppa Italia Semipro e il Torneo Anglo Italiano, realizzando il pieno.

Terminerà la sua carriera a Torre del Greco, come allenatore dei portieri, senza mai scendere in campo.
Ma appena riposti i guantoni nel cassetto, inizia per Jacoboni una seconda vita, come allenatore.
E comincia proprio ad Avezzano, dopo una prima esperienza a Roccella Jonica. Poi altre interessanti esperienze in Calabria con la Vibonese dove avrà Lorenzo Federico, con la Gioiese (campionato di Serie C2 1982 – 83, avendo in squadra Agostino Rosaclerio) e con il Crotone.

La ciliegina sulla torta della carriera di allenatore di Bruno Jacoboni è rappresentata dalla sua presenza sulla panchina della Reggina Primavera nella storica finale disputata al “Comunale” il 28 giugno del 1992 alle 10,30. La Reggina uscirà sconfitta per 3 a 4, piegata da una fortissima compagine che aveva tra le proprie fila un certo Christian Vieri autore di una tripletta.

Come abbiamo scritto all’inizio, Bruno Jacoboni abita ormai da molti anni a Reggio Calabria. Per i suoi meriti sportivi, ma anche per la sua appartenenza totale alla città, nel 2019 gli è stato assegnato il San Giorgio d’Oro, con la seguente motivazione:
“Portiere amaranto dal 1967 al 1974, di origini abruzzesi, ha vissuto appieno l’era del presidentissimo Oreste Granillo. Nella stagione 1970-1971 ha mantenuto imbattuta la sua porta per 1088 minuti. Si è sempre contraddistinto per umiltà e signorilità che si traducevano in benefico influsso carismatico per la squadra. Dopo il ritiro dall’attività agonistica, ha intrapreso la carriera di tecnico e nella stagione 1991-1992 ha guidato la Primavera, arrivata sino alla finale Scudetto, persa contro il Torino di Bobo Vieri. Il suo esempio di uomo e calciatore ha formato numerosi giovani della città di Reggio Calabria educandoli alla vita e allo sport.”





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