Tra cantieri infiniti e burocrazia da operetta: la farsa di Enna-Reggina è lo specchio del calcio dilettantistico

Dallo storico e rassegnato “bambole, non c’è una lira” alle chiavi dell’agibilità dello stadio lasciate metaforicamente in mano all’usciere del Comune di Troina. Nel giro di pochi giorni, il palcoscenico della Serie D ha messo in scena l’ennesima commedia dell’assurdo all’italiana, un cortocircuito logistico e istituzionale che trasforma una attesa domenica di sport in un desolante spettacolo a porte chiuse.

Al centro della bufera c’è la sfida tra Enna e Reggina, un match non di cartello e neppure di grande richiamo per la categoria che però non si giocherà a Enna. Il motivo? Lo stadio Generale Gaeta della città capoluogo è un cantiere aperto da illo tempore, un’incompiuta strutturale che ha costretto a un rimpallo di sedi dell’ultimo minuto. La carovana si è così spostata al vicino impianto “Silvio Proto” di Troina, dove si è consumato il capolavoro burocratico: una firma contesa, un’ordinanza sindacale blindata all’ultimo secondo e i cancelli sbarrati a qualsiasi essere umano privo di pass della società.

La politica del disimpegno e la “putia i mustazzuni”

A rendere ancora più surreale una situazione già tesa, ci ha pensato il dietrofront societario dell’Enna. Il commiato del presidente uscente — di origini lombarde — che dichiara di abbandonare la nave “a testa alta” a favore di non si sa bene quale nuovo corso, stona drammaticamente con il caos logistico ereditato dal club. È la classica narrazione dei grandi proclami che si scontra con la dura realtà dei fatti: un club senza uno stadio pronto e una tifoseria lasciata nel limbo.

Questo non è più calcio dilettantistico inteso come sana espressione del territorio; questo è un sistema che assomiglia sempre di più, drammaticamente, “a putia i mustazzuni” — una bottega disorganizzata, gestita alla buona, dove le regole si interpretano e le decisioni si prendono a ridosso del fischio d’inizio sui gradini di un municipio. Se persino la concessione di un’agibilità per una partita di quarta serie diventa un affare di stato insormontabile, significa che il meccanismo è inceppato alla base.

L’eterno sacrificato: il tifoso

In questo tritacarne di ordinanze, comunicati ufficiali e passaggi di quote societarie, c’è un unico, grande sconfitto: il tifoso della Reggina.

A pagare il prezzo più alto sono quegli appassionati di Reggio Calabria che avevano già pianificato la trasferta, pronti a sobbarcarsi chilometri, spese e il traghettamento dello Stretto per sostenere la propria maglia e vivere una giornata di aggregazione e passione. Negare il diritto al viaggio e blindare gli stadi per l’incapacità cronica di gestire l’ordine pubblico e le infrastrutture è la via più facile per la burocrazia, ma è anche la più mortale per il gioco del calcio. Agli innamorati della curva non resta che l’ennesima domenica passata davanti a uno schermo, a guardare una partita spettrale nel silenzio di uno stadio deserto. L’ennesima vittoria della disorganizzazione sul cuore dello sport

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