Al “Bruccoleri” gli amaranto non vanno oltre il pareggio. Riagganciato il Sambiase al primo posto in classifica non senza rimpianti

Obiettivi diametralmente opposti, ma medesima fame di punti al “Bruccoleri”. Da un lato la Reggina, a caccia del bottino pieno per riprendersi la vetta della classifica; dall’altro un Favara chiamato a riscattare il passo falso di Trapani e a muovere una classifica fin qui deficitaria.

LE SCELTE – Il tecnico amaranto si affida al collaudato 3-5-2, dovendo però rinunciare a Fazio e Reis, entrambi fermati da noie muscolari; sulla corsia mancina scocca così l’ora del tandem Specker-Alma. Risponde con coraggio il Favara: mister Iunco disegna uno spregiudicato 4-3-3, piazzando il duo Schembari-Tripoli nel cuore del tridente offensivo gialloblù.

IL MATCH – L’avvio di gara evidenzia le nette difficoltà della Reggina in fase di costruzione. I centrocampisti di casa alzano una diga insormontabile, schermando sistematicamente le fonti di gioco amaranto, Rotulo e Acquadro. Isolate le idee, la manovra della squadra ospite finisce per rivelarsi lenta e fin troppo prevedibile.

Il Favara ne approfitta e al 14′ sblocca il parziale: fiammata di Schembari sulla sinistra, cross teso al centro per capitan Marchica che, complice l’incertezza e la scarsa reattività di Lagonigro, insacca da pochi passi per l’1-0.

La gioia del “Bruccoleri” si spegne però appena cinque minuti più tardi. Al 19′ Ballatore commette un’ingenuità sanguinosa, Alma ne approfitta scippandogli la sfera e presentandosi a tu per tu con Di Silvestro: freddezza glaciale e palla in rete per l’immediato 1-1.

Trovato il pareggio, la Reggina prende progressivamente in mano il pallino del gioco. Alla mezz’ora gli amaranto sfiorano il sorpasso su calcio piazzato: lo specialista Rotulo traccia una traiettoria insidiosa su punizione, ma Di Silvestro si supera e devia in corner. Nel finale di frazione il copione si stabilizza: gli ospiti mantengono il controllo del campo ma faticano a pungere, complice un Favara che decide di rintanarsi a protezione della propria area di rigore.

La ripresa offre lo stesso, identico copione dei primi 45 minuti di gioco: un CastrumFavara guardingo ma estremamente organizzato e una Reggina che fatica enormemente a costruire trame di gioco degne di nota.

La fiammata amaranto arriva all’ora di gioco. È Abonckelet a sbloccare il match: sugli sviluppi di un’azione orchestrata da Rortulo, Toscano pennella un cross perfetto al centro dell’area, dove il centrocampista-goleador non lascia scampo al portiere di casa. Per onor di cronaca, l’episodio nasce da un errore sanguinoso di Maiong proprio al centro dell’area di rigore, un regalo che il franco-senegalese è stato lesto a trasformare nel gol del momentaneo vantaggio.

La reazione dei padroni di casa non si fa attendere. Al 74′ il Favara agguanta il pareggio grazie alla zampata di Vaiana, sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Nell’occasione, la retroguardia amaranto si fa trovare colpevolmente immobile, palesando disattenzioni decisive.

Il match si spegne di fatto qui. Fino al 96′ la compagine siciliana controlla agevolmente e senza troppi affanni le folate offensive degli amaranto, apparse confuse e prive di lucidità.

LE IMPRESSIONI FINALI – Al di là del risultato, a preoccupare maggiormente in casa Reggina è la totale mancanza di organizzazione nella manovra. La squadra non riesce a innescare la fisicità e le doti balistiche di Magrassi, spesso costretto ad arretrare fino alla linea di centrocampo per sradicare palloni giocabili. Nota di matita rigorosamente blu, inoltre, per la sistematica difficoltà della squadra nel vincere i contrasti, ripulire i palloni sporchi e aggredire le seconde palle. Un atteggiamento quasi “imborghesito” che solleva interrogativi. Il Favara di oggi, imbottito di giovani di belle speranze, ha impartito una severa lezione di gioco e di fame agonistica a un Marchionni apparso, anch’egli, non esente da colpe. L’unico risvolto positivo è il primato in classifica condiviso con la sorpresa Sambiase; un piazzamento che tuttavia lascia l’amaro in bocca, poiché una vittoria avrebbe garantito il sorpasso solitario sulla compagine giallorossa.

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