L’algoritmo di Lotito: la fine delle “figurine” e il “miraggio” del modello Salernitana
Distrutti e derelitti. Ci siamo sentiti esattamente così dopo i colpi mortali subiti da rivali modeste come il Savoia – costretto all’esilio nelle prime giornate del prossimo torneo di Serie C – e la Nissa, capace di beffare gli amaranto ai playoff per poi – probabilmente – ripresentarsi ai nastri di partenza con lo stesso undici del campionato appena trascorso. È la fotografia impietosa di un torneo dilettantistico mediocre, dove la Reggina ha faticato a ritrovare la propria nobiltà sportiva. Un fallimento clamoroso che ha confinato il sodalizio nel punto più basso della sua storia ultracentenaria.
Eppure, eccoci di nuovo qui, pronti a scaldare i motori per il quarto anno consecutivo nell’inferno della Serie D. Stavolta, però, la musica potrebbe cambiare grazie a una struttura societaria radicalmente diversa.
L’identikit del nuovo corso: meno “nomi”, più “sudore” e tantissima esperienza calcistica
Le cronache dicono che Claudio Lotito sia ormai a un passo dal diventare il nuovo proprietario del club. Un nome che significa esperienza, competenza gestionale e profonda conoscenza delle dinamiche del calcio. Tuttavia, la rinascita non potrà basarsi solo sulla “nostalgia“. Adesso il popolo vuole guardare avanti, oltre il proprio naso, mettendo tutto dietro le spalle e i bocconi amari che ha dovuto ingoiare a cominciare dall’era Gallo in poi.
Ma andiamo nel dettaglio. Dopo le troppe “figurine” viste nello scorso campionato, la nuova “super-corazzata” dovrà nascere da presupposti diametralmente opposti rispetto a ciò che siamo stati costretti a vivere negli ultimi tre anni e più precisamente:
- I guerrieri di periferia: calciatori che abbiano mangiato la polvere dei campi di provincia e che quindi conoscano a fondo la categoria. Profili pronti a tutto, che facciano di fame, determinazione e spirito di sacrificio un’arma micidiale.
- Un DS di categoria: un Direttore Sportivo profondamente conoscitore della Serie D e dotato di “occhio magico” nonché capace di scovare talenti puri spendendo un budget pesante senza farsi condizionare dai giochi di potere dei procuratori.
- Un DG di ferro: un Direttore Generale di grande esperienza, capace di dialogare con la proprietà, blindare i resoconti finanziari e muoversi con astuzia sul mercato.
- Un allenatore all’altezza: la Reggina ha bisogno di un trainer di polso con grande esperienza nella categoria che sappia disporre gli uomini in campo secondo l’avversario da affrontare e non certamente secondo il proprio credo calcistico. Un allenatore che sappia scardinare anche le difese più ermetiche con mosse semplici ma efficaci e con l’apporto di almeno due attaccanti capaci di raggiungere la doppia cifra in termini di realizzazioni.
L’algoritmo politico di un “Volpone”
Nessuno si illuda: Lotito non sbarca in riva allo Stretto per puro romanticismo oppure mosso da una passione viscerale. Da “volpone” navigato qual è, il Senatore si muove spinto da precise esigenze di geopolitica personale e istituzionale. Si tratta di una mossa strategica per preservare e pesare nella res publica e all’interno della Federazione Gioco Calcio. Ma di questo non vogliamo parlare visto che sono stati usati chilometri e chilometri di inchiostro a tal riguardo.
Il sogno Salernitana e lo scoglio NOIF
L’onestà intellettuale m’impone di ammettere che questa situazione fa tremare le vene e i polsi (per scomodare niente popò di meno che Dante Alighieri), eppure l’ambizione è forte, fortissima. E resta quella di emulare la cavalcata della Salernitana, capace di scalare le categorie fino alla Serie A sotto la gestione “lotitiana”. Vero: non basta il nome, la forza politica in ambito sportivo e la disponibilità economica per vincere tre campionati di seguito: a tali peculiarità bisogna aggiungere competenza, lungimiranza e programmazione sebbene quest’ultima “parolina magica” al momento non sia mai stata utilizzata da nessuno. Anche perché per affrontare la Serie D non serve la pianificazione ma, piuttosto, la forza economica, la squadra forte (ma forte per davvero) e la perfetta conoscenza della categoria del team nella sua interezza.
E qui ho l’obbligo di ripetermi, purtroppo. Sì, perché il vero fantasma che agita i sonni del popolo amaranto resta l’Articolo 16 bis delle NOIF. La norma sulle multiproprietà vieta tassativamente allo stesso proprietario di possedere due club professionistici. E se in Serie D l’operazione è perfettamente lecita, l’eventuale ritorno nel calcio che conta costringerebbe Lotito a una cessione forzata. Ergo: tale gabbia regolamentare non cancella il sogno, ma impone di tenere gli occhi aperti. Lotito non ha mai manifestato l’esigenza di vendere la Lazio, una cessione che comunque non avverrebbe a stretto giro di posta.
Concludo sottolineando che confido nella bontà di tutta questa operazione e sull’esperienza di un uomo di sport che – spero – non lascerà nulla di intentato per la rinascita della Reggina. Come e cosa dire? “Chi vivrà vedrà” anche se una vocina mi dice che prima o poi la Reggina diventerà “americana”.





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