Il Savoia cala il tris a Palermo: quinta sinfonia oplontina e Serie C in tasca. Playoff per i nerorosa

Cade tra le mura amiche l’Athletic Club Palermo, ma è una sconfitta che non scalfisce il traguardo stagionale. Nell’ultima uscita casalinga, i nerorosa si arrendono per 1-3 a un Savoia cinico e inarrestabile, che con questo successo mette una seria ipoteca sulla vittoria del campionato.
La Cronaca – Mister Catalano schiera un muro difensivo a cinque che inizialmente sembra inespugnabile. L’Athletic Club prova a pungere con le fiammate di Bonfiglio e Micoli, ma la fortuna volta le spalle ai padroni di casa: è infatti il Savoia a sbloccare il match con una rete di Umbaca, arrivata in modo quasi fortunoso. Il colpo psicologico è duro e, proprio allo scadere della prima frazione, gli ospiti raddoppiano grazie alla firma di Munoz, gelando il pubblico locale.
Nella ripresa i palermitani rientrano in campo con un piglio diverso. Al 70’ arriva la rete che riaccende le speranze: è Micoli a trovare lo spunto giusto per accorciare le distanze. L’illusione della rimonta dura però poco: ci pensa Guida a spegnere ogni velleità nerorosa con una prodezza balistica, un diagonale millimetrico che fissa il risultato sul definitivo 1-3.
Verdetti – Per il Savoia si tratta della quinta vittoria consecutiva, una marcia trionfale che porta i campani a quota 66 punti. Nonostante il KO, l’Athletic Club Palermo può comunque sorridere: i risultati di giornata sanciscono la conquista matematica dei playoff, obiettivo prestigioso per la società nerorosa.
Doccia fredda per la Nissa: Ortolini risponde a De Felice, il sogno Serie C si allontana
Un pareggio che scotta e che, con ogni probabilità, mette la parola fine alle ambizioni di primato della Nissa. Al termine di novanta minuti intensi, i biancoscudati non vanno oltre l’1-1 contro il Sambiase, lasciando per strada punti pesantissimi nella corsa alla promozione diretta.
Il match – Eppure la gara si era messa sui binari giusti per la squadra di Caltanissetta. Dopo il vantaggio siglato dagli undici metri da De Felice, la Nissa ha potuto contare anche sulla superiorità numerica, pregustando un successo fondamentale per mantenere la vetta. Tuttavia, la gestione del match non è stata impeccabile: il Sambiase non si è arreso e ha trovato la zampata del pari con Ortolini, cinico nel punire le disattenzioni della retroguardia ospite.
Verdetti – Con questo mezzo passo falso, la Nissa perde il comando della classifica e vede scivolare via il “treno” per la Serie C, un obiettivo che ora appare decisamente compromesso. Sul fronte opposto, può sorridere a metà Tony Lio: il suo Sambiase esce dal campo con una prestazione d’orgoglio che dà morale, anche se la matematica taglia fuori i calabresi dalla corsa playoff.
Reggina: dalle ambizioni di gloria al fallimento della “corazzata”
E la Reggina? Oggi la società, la squadra e l’intero popolo amaranto sono costretti a leccarsi le ferite, prigionieri di un incubo lontano anni luce dalle promesse estive. Partita con l’obiettivo dichiarato di fare del torneo un solo boccone, la compagine reggina si è schiantata contro le prime, inevitabili, difficoltà organizzative.
Il campo sta restituendo il verdetto più amaro: un undici senza capo né coda, frutto di un mercato costruito senza una precisa logica tecnica e fin troppo sbilanciato su “prime donne” dall’età avanzata. Nomi pesanti sulla carta, ma incapaci di calarsi nella realtà di una categoria dove la fame conta più del curriculum. Invece di una squadra pronta alla battaglia, i tifosi si trovano ad osservare un insieme di individualità che ha faticato a diventare collettivo, lasciando il Granillo e la trasferta con l’amaro in bocca e la sensazione di un’occasione puntualmente sprecata.
Il pubblico di Reggio Calabria, abituato a palcoscenici ben diversi, vive questo momento con un mix di rabbia e rassegnazione. Vedere la propria squadra arrancare contro realtà molto più piccole, dopo le promesse estive, è il colpo più duro da digerire. Non andare oltre il punticino a Gela o in casa col Messina, perdere a Lamezia ed al Granillo con l’Acireale ha determinato il vero fallimento sportivo in un raggruppamento davvero scarso e livellato verso il basso.
La sensazione è che manchi quella compattezza societaria necessaria per fare da scudo alla squadra nei momenti di crisi. Senza una guida tecnica e dirigenziale forte, il rischio è che questa stagione diventi un lento trascinarsi verso il nulla. D’altronde, anche vincendo i playoff, la Reggina non andrebbe da nessuna parte visti i 63 punti conquistati sul campo e raffrontati con il Girone F dove l’Ancona – secondo dietro l’Ostia Mare – ne ha collezionato 75; oppure Desenzano e Lentigione – che ancora lottano per un posto al sole – hanno totalizzato rispettivamente 74 e 72 punti (e la Pistoiese con 68); e per chiudere con il Ligorna (terza squadra di Genova) che ne ha conquistati 69.
Bisogna confidare sulle disgrazie altrui? Da più parti si parla di “partite truccate” e di situazioni “anomali” in tema di tesseramento che riguarderebbero il Messina. La prima impressione è che finirà in una colossale bolla di sapone per non compromettere l’andamento normale di un campionato che ha sempre vissuto su “biscotti”, situazioni anomali e irregolarità varie. E che di normale non ha nulla. Si guardi ad esempio su che tipo di terreno ha dovuto giocare la Reggina… “La Serie D non è calcio: è Serie D”





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