La Reggina porta a casa i tre punti ma deve sudare molto più del previsto contro il fanalino di coda Paternò. Al Granillo finisce 2-0, ma per oltre un’ora gli amaranto danno la sensazione di poter compromettere una partita che, sulla carta, doveva essere in discesa.
Con tre giornate ancora da giocare, la squadra di Torrisi resta a -3 dalla vetta occupata da Nissa e Savoia: tutto invariato davanti, ma occasione sfruttata solo a metà.
Primo tempo: possesso sterile e squadra sbilanciata
I primi 45 minuti sono tra i peggiori per qualità e gestione della gara. La Reggina tiene il pallone ma lo fa con una manovra lenta, prevedibile e sviluppata quasi esclusivamente in orizzontale.
Il dato più preoccupante, però, è un altro: gli amaranto concedono ampi spazi alle ripartenze del Paternò, che infatti costruisce le occasioni migliori. La traversa di Lucca e l’intervento decisivo di Lagonigro tengono in piedi una Reggina fischiata dal pubblico al rientro negli spogliatoi.
Davanti, le chance non mancano (Palumbo e Ragusa), ma vengono sprecate malamente. Emblematica l’occasione al 44’: un “rigore in movimento” cestinato.
Nel frattempo, dagli altri campi arrivano segnali chiari: la Nissa scappa, il Savoia tiene il passo. La pressione aumenta.
La svolta dalla panchina: Di Grazia e Barillà cambiano tutto
Nella ripresa la musica cambia, ma non subito. Anzi, è ancora il Paternò a spaventare con Lucca in avvio.
La svolta arriva con le mosse di Torrisi:
- dentro Di Grazia già a inizio secondo tempo
- poi Barillà, che si piazza sulla trequarti
Da quel momento la Reggina alza ritmo, qualità e imprevedibilità.
È proprio Di Grazia a sbloccarla al 71’, sfruttando una respinta del portiere su tiro di Ragusa. Un gol che libera tensione e partita.
Pochi minuti dopo arriva il colpo del definitivo 2-0: rigore guadagnato ancora da Di Grazia e trasformato da Ragusa.
Vittoria sì, ma segnali da non ignorare
Il risultato finale sorride alla Reggina, ma la prestazione lascia più di un dubbio:
- difficoltà nel creare gioco contro squadre chiuse
- equilibrio precario nelle transizioni difensive
- dipendenza dagli ingressi dalla panchina
Le buone notizie arrivano proprio dai singoli: Di Grazia e Barillà hanno cambiato il volto della gara, mentre Ferraro ha dato continuità al lavoro offensivo.
In classifica però non cambia nulla: vincono tutte. E con due giornate alla fine, il margine d’errore è ormai azzerato.





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