Mentre Savoia e Nissa continuano a guidare il campionato a braccetto a quota 60 punti, la Reggina risponde presente. Nel recupero della trentesima giornata — inizialmente rinviata per gli impegni con la Nazionale del Ciad dei fratelli Tchaouna — la squadra di Torrisi batte l’Enna e accorcia le distanze, riaccendendo una fiammella di speranza per la promozione diretta.

Le scelte tattiche

Torrisi conferma il collaudato 4-2-3-1: Lagonigro tra i pali; linea difensiva composta da Giuliodori, Girasole, Adejo e Distratto. In mediana agiscono Laaribi e Salandria, mentre il trio Edera-Palumbo-Di Grazia supporta l’unica punta Ferraro. Dall’altra parte, Cimino risponde con uno spregiudicato 4-3-3, puntando sulla velocità dei fratelli Tchaouna e di Distratto in attacco.

Primo tempo: fischi e sofferenza

L’atmosfera al “Granillo” è gelida, nonostante i tremila spettatori. La delusione per il recente pareggio a reti bianche contro il Gela pesa come un macigno e l’accoglienza per i padroni di casa è fatta di bordate di fischi. L’avvio della Reggina giustifica lo scetticismo: la manovra è lenta, prevedibile, quasi svogliata.

L’Enna ne approfitta e sfiora il vantaggio prima con Tchaouna e poi con Bamba, entrambi ipnotizzati da un attento Lagonigro. La Reggina si scuote solo alla mezz’ora con una traversa di Ferraro, ma è un fuoco di paglia: gli ospiti continuano a spingere con le iniziative di Distratto e Frank Tchaouna. Proprio nel momento peggiore, però, arriva il guizzo: al 41’, sugli sviluppi di un corner, Rosario Girasole svetta imperiosamente e firma l’1-0. Prima dell’intervallo, Ferraro spreca clamorosamente il raddoppio in contropiede.

Ripresa: reazione e brivido finale

Il secondo tempo si apre con un brivido: Lagonigro atterra Tchaouna in area. È rigore. Dal dischetto, l’attaccante ospite non sbaglia e ristabilisce la parità. Il pareggio, però, ha l’effetto di una scossa elettrica per la Reggina. Passano solo tre minuti e Laaribi, risolvendo una mischia dopo l’ennesimo tiro dalla bandierina, firma il sorpasso: 2-1.

Da quel momento è un monologo amaranto. Mangano compie prodigi su Laaribi, Di Grazia e il subentrato Ragusa, tenendo in vita un Enna ormai alle corde. Nonostante l’espulsione ingenua di Mungo a quindici minuti dal termine — che lascia la Reggina in dieci per un fallo su Distratto — il fortino tiene fino al triplice fischio.

Prospettive di gloria

Con questi tre punti vitali, la Reggina sale a quota 57, portandosi a sole tre lunghezze dalla coppia di testa. Il destino non è più interamente nelle mani degli amaranto, ma la guerra di nervi tra i presidenti di Nissa e Savoia potrebbe rimescolare le carte. La rincorsa è difficilissima, serve un miracolo sportivo, ma finché la matematica non condanna, questa Reggina ha il dovere di crederci. Sebbene sia la rabbia a farla da “padrona”: senza i passi falsi con Lamezia Terme ed Acireale i tifosi avrebbero vissuto diversamente questa “storia”

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