
Oggi, per la nostra rubrica dedicata alle interviste, siamo in compagnia di Bruno Ranieri, che ha vestito la maglia della Reggina nel periodo a cavallo tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta.
Le vicende, gli episodi e gli aneddoti che Ranieri ci ha raccontato, testimoniano di un calcio completamente scomparso. Ranieri è arrivato a Reggio Calabria all’età di sedici anni e qui si è formato, come calciatore ma soprattutto come uomo, all’interno di quella grande famiglia che era la Reggina di Oreste Granillo, di Franco Iacopino e di Enzo Dolfin in quegli anni.
Dove e come incomincia a giocare a calcio?
Ho cominciato a giocare a calcio da ragazzo all’oratorio dei Salesiani della mia città (Torre Annunziata) e poi con il Rovigliano, una società di calcio della periferia da dove sono partiti numerosi buoni calciatori, tra cui ricordo Salvatore Esposito, che ha vinto uno scudetto con la Fiorentina e con il quale, poi, abbiamo giocato insieme al Napoli.

Come arriva a Reggio Calabria, nel settembre del 1968?
Sono arrivato a Reggio Calabria dopo un provino ad Acerra, il contatto era stato tramite il prof. Giglietta, un reggino che insegnava a Napoli. Ad Acerra a giudicarci c’era il prof. Dolfin, all’epoca lui era il Direttore Sportivo della Reggina.
Il suo rapporto con la città di Reggio Calabria, un ragazzo di sedici anni per la prima volta lontano da casa
Come si dice a Napoli…io avevo la cazzimma, vale a dire la determinazione, e subito mi sono ambientato e devo ringraziare il dottore Franco Iacopino, all’epoca Direttore Generale, che mi è stato di grande aiuto, come un secondo padre. Frequentavo anche l’Istituto Tecnico e feci subito amicizia con i miei compagni di classe reggini.
La Reggina primavera
Quando sono arrivato a Reggio Calabria, ovviamente sono stato aggregato al settore giovanile, avendo solo sedici anni. Giocavo con la squadra allievi, ma anche con la Primavera e nel campionato De Martino, insieme a molti calciatori della prima squadra che avevano bisogno di giocare se non erano impiegati o per recuperarli dopo infortuni. Questi campionati, insieme ai primi campionati nazionali, mi hanno forgiato il carattere.

L’esordio in serie B, 27 settembre 1970, Livorno Reggina 1 – 0
Il mio esordio è stato a Livorno, gara in cui giocai parte del secondo tempo al posto di Fiorini.

9 gennaio 1972, Lazio Reggina 2 – 1, un ricordo di Chinaglia
Per me giocare titolare all’Olimpico è stato coronare il sogno di giocare in un grande stadio. Chinaglia era impressionante per la sua forza fisica e la capacità di trovarsi sempre al posto giusto per calciare in porta.
Il Napoli e l’esordio in serie A, 19 novembre 1972, Napoli Juventus
La gioia di esordire titolare in Serie A contro la Juventus, penso che sia qualcosa di inimmaginabile, per me tifoso partenopeo, come aver raggiunto un traguardo cui non pensavo, aver di fronte calciatori famosi e della Nazionale poteva mettermi in difficoltà, ma niente emozione, tanto da farmi fare il primo tiro in porta della partita al grande Dino Zoff. Poi, incontrare il grande amico Franco Causio, che avevo conosciuto al mio arrivo a Reggio Calabria nel 1968, fu qualcosa di eccezionale.
Tre anni alla Casertana, il primo con Elvi Pianca. Ci parli del “rosso”, ma anche di Fazzi
Si, tre anni bellissimi. A Caserta ho avuto la fortuna di incontrare quella splendida ragazza che poi è diventata mia moglie e che mi ha regalato due splendidi figli.
In quegli anni è accaduto un episodio che fa capire quanto fosse grande la mia passione. Una domenica mattina in ritiro per una gara di campionato importante al pomeriggio, sono stato ricoverato in ospedale per fortissimi dolori addominali, ma alle 13,00 ho firmato le dimissioni contro il parere dei medici, sono andato allo stadio ed ho giocato titolare per dare il mio contributo.
Elvi Pianca, un calciatore con tanta fantasia, un trascinatore, capace di partire dal centrocampo, saltare gli avversari come birilli e fare gol. Forse il suo fisico lo ha avvantaggiato in diverse fasi di gioco, ma penso che sia stato un piccolo handicap per il suo futuro.
Con Marco Fazzi ci conoscevamo dai tempi della Reggina, anche lui aveva sposato una casertana, poi lui è stato testimone alle mie nozze. Fazzi era un vero leader, sempre al servizio della squadra, anche fuori dal campo, trasformava gli assist in gol con una facilità impressionante.
Due anni con la Turris
Dopo il terzo anno alla Casertana, con allenatore il mio amico Nedo Sonetti, fui prelevato dalla Pistoiese, passai anche le visite mediche, ma poi il segretario della Turris, mio amico, mi chiese se mi faceva piacere giocare nella Turris, visto che la Pistoiese voleva prelevare dalla stessa tre calciatori, e loro volevano me in cambio. Io accettai anche perché volevo frequentare l’ultimo anno all’ISEF per poi diplomarmi, cosa che feci diventando professore di Educazione Fisica. A Torre del Greco ho trascorso due anni stupendi ricchi di soddisfazioni personali e di squadra, conquistando la Serie C1, infatti proprio in quell’anno ci fu la separazione fra C1 e C2.
Nocerina in serie B 78-79, Bozzi, Chiancone, ce ne parli
Si, dopo i miei due anni alla Turris dove mi ero distinto come uno dei migliori centrocampisti della Serie C, fui preso dalla Nocerina neopromossa in Serie B. non fu un bel campionato di squadra, perché si concluse con la retrocessione in Serie C1, il presidente, a fine campionato, mi disse che sarei stato uno dei pochi a rimanere, invece poi non fu così.
Stanislao Bozzi, era un bomber di razza, capace di fare gol impossibili, ma la sua pecca era che soffriva la fatica degli allenamenti, e non perché non li sosteneva, ma era uno che si allenava proprio controvoglia, per apatia.
Roberto Chiancone, un gran calciatore, umile, un ragazzo che non faceva mai polemica, anche se era il più anziano per militanza nella Nocerina. Per quello che aveva dimostrato in carriera avrebbe meritato di giocare almeno in Serie B.

Cosenza, con D’Astoli e Missiroli. Un ricordo
Dopo la Nocerina sono sceso in Serie C2 al Cosenza voluto con forza dal nuovo allenatore e mio amico Nedo Sonetti, campionato ricco di soddisfazioni personali e di squadra con promozione in Serie C1, io ero il capitano, benvoluto dalla squadra e dai tifosi.
Si, c’erano con me i miei ex compagni alla Reggina e cosentini D’Astoli e Tucci, due bravi ragazzi e calciatori importanti in quel campionato. Eravamo amici anche fuori dal campo e spesso andavamo a pranzo insieme alle nostre famiglie ed in gita sulla Sila.
Missiroli, detto “Cavallo pazzo”, purtroppo ci ha lasciati prematuramente.

Sambenedettese, dal 1980 al 1987, Walter Zenga
Il mio primo periodo alla Sambenedettese è stato una rinascita, con promozione in Serie B 1980 – 81 al mio primo anno, e poi sei anni di Serie B con 204 presenze totali.
I primi due anni avevamo un giovane portiere, Walter Zenga, che all’inizio mi chiedeva se l’allenatore Sonetti il giovedi facesse giocare quale portiere schierava con i titolari o con le riserve per capire se lui poteva essere il titolare la domenica seguente in campionato. Aveva già un carattere forte e qualche volta ci faceva incavolare per le sue alzate di testa e poi chiedeva scusa e si dimostrava già un valido portiere.
Quando Sonetti dopo il campionato vinto con il Cosenza si accasò alla Sambenedettese chiese me e Perrotta di Cosenza ed il presidente accettò di venderci firmando il contratto, a Cosenza ci fu una rivoluzione sotto casa sua perché i tifosi non volevano la mia cessione di capitano e quella di Perrotta. Cosentino verace, lui al calciomercato pur avendo firmato il contratto di cessione minacciò di mandare tutto all’aria, ma poi il vile denaro che avrebbe incassato lo riportò alla realtà e noi passammo alla Sambenedettese vincendo il campionato di Serie C1 con promozione in Serie B, mentre il Cosenza retrocedette in Serie C2.

Verso la chiusura: Nocerina, Penne, Fermana Calcio, Porto Sant’Elpidio
Dopo i miei sette anni alla Sambenedettese, sono ritornato un anno alla Nocerina in Serie C1 voluto dall’allora Mister Montefusco, poi avevo smesso, ma mi chiama il mio amico Bianchini di Penne, ex Sambenedettese, che mi propone di andare a giocare con il Penne, campionato Interregionale. Io non me la sentivo, ma mi feci convincere ad andare il sabato prima della loro prima di campionato per un allenamento conoscitivo dell’ambiente. Finito l’allenamento il presidente mi convinse lui a firmare il contratto, io ero senza allenamenti, solo corse sul lungomare di San Benedetto del Tronto. Andarono subito a Roma a depositare il contratto. L’allenatore mi convocò per il giorno dopo con la scusa di farmi conoscere personalmente i miei futuri compagni di squadra. Il giorno dopo negli spogliatoi dice la formazione e mi mette tra i titolari, allora io lo prendo per pazzo perché non ero ben allenato. Quell’anno ho giocato 34 gare su 34 e tutte dal primo all’ultimo minuto, un record per tutte le categorie.
Dopo vado alla Fermana, sempre Interregionale e sempre per fare un favore ad amici della società. Bei ricordi con me capitano di molti giovani. Destino vuole che io dopo la Nocerina dico che smetterò ma non ce la faccio a dire di no ad amici, così l’ex massaggiatore della Sambenedettese quell’anno al Porto Sant’Elpidio Promozione Marche, mi chiede se ho voglia di dare una mano alla loro squadra, io accetto e oltre a giocare alleno gli Allievi regionali, poi ancora l’anno dopo mi costringono bonariamente a continuare facendo l’allenatore – giocatore. Ho disputato l’ultima gara della mia carriera a 40 anni e sei mesi e qui finisce la mia carriera di calciatore.
Ho allenato poi la squadra Allievi della Sambenedettese e diverse squadre dilettanti delle Marche ed ora sono veramente felice di potermi dedicare alla mia famiglia ed ai miei nipoti.
Ormai dal 1980 sono residente a San Benedetto del Tronto, una magnifica e ridente città. Quando giocavo con la Nocerina in Serie B insegnavo Educazione Fisica in una scuola di Salerno.
Segue il calcio di oggi? Che differenze trova con il calcio del suo periodo?
Seguo solo la Sambenedettese perché ce l’ho nel cuore, il calcio è cambiato molto sotto l’aspetto dell’amicizia tra calciatori, ognuno pensa ai suoi interessi, non si gioca più sudando la maglia ma la si suda solo perché poi si vuole uno stipendio migliore.
Tutti questi santoni di allenatori con tattiche che a volte i calciatori non riescono ad interpretare, molti passaggetti che non danno i risultati sperati, gli allenatori sono diventati i protagonisti quando prima erano i calciatori con le loro prestazioni a far bravi gli allenatori.
Vedere le gare di oggi è talvolta noioso, non ci sono più i calciatori bravi a saltare l’uomo, ali veloci e difensori tenaci.
Il calcio così andrà sempre peggio, vedi l’Italia che non si qualifica ai Mondiali da un po’ di tempo.
Il calciatore con il quale ha legato di più
Ci sono quelli con cui ho condiviso i miei sette anni alla Sambenedettese e con cui sono in contatto ancora adesso e che ogni anno ci incontriamo quando facciamo una rimpatriata qui a San Benedetto del Tronto e sono: Cagni, Petrangeli, Bogoni ed Attrice, che vive con me a San Benedetto, anche lui ex Reggina, ma devo dire che ho ottimi rapporti con la maggioranza di calciatori con cui ho giocato nelle diverse squadre, questo per il mio carattere di napoletano che ho sempre messo da parte il calciatore e mostrato sempre il mio essere persona affabile ed ho sempre aiutato i più giovani a crescere calcisticamente e dato dimostrazione di altruismo con incoraggiamenti e spronarli a vivere il calcio come un gioco impegnandosi e viverlo con serietà e rispettare i tifosi e accettare i loro elogi ma anche le loro critiche con la consapevolezza di aver sempre onorato i colori della squadra in cui giocavano.
L’allenatore con cui si è trovato meglio
Come allenatori ho sempre rispettato tutti ed ho sempre cercato di dare il massimo sia in gara che negli allenamenti, sicuramente ho avuto due grandi allenatori, specialmente come persone, e sono: Antonio Pasinato alla Casertana, Giampiero Vitali alla Sambenedettese, e poi il maestro e mio compagno alla Reggina Nedo Sonetti, mio mister alla Casertana, al Cosenza ed alla Sambenedettese.
Ma vorrei ricordare una grande persona che mi ha benvoluto e mi ha trattato come un padre fin dal primo giorno che sono arrivato alla Reggina, e questa persona è il dottore Franco Iacopino: grazie, grazie ancora, sarò sempre riconoscente.
Un ultimo messaggio da parte di Bruno Ranieri:
Vorrei vedere ancora la Reggina nel posto che merita. Un saluto alla città di Reggio Calabria e a tutta la tifoseria, sarete sempre nel mio cuore.






Scrivi una risposta a Anonimo Cancella risposta