La Reggina deve mostrare quei “denti aguzzi” indispensabili per recitare un ruolo di assoluta protagonista
Archiviare subito l’inaspettato scivolone esterno contro il Trapani di patron Antonini. E ripartire più forti di prima. La Reggina di Marco Marchionni si prepara alla gara con la Nuova Igea Virtus che valgono i trentaduesimi di finale della Coppa Italia di Serie D. Una gara che, per gli amaranto, rappresenta un fondamentale esame di maturità per due ragioni precise: dimostrare che il KO con i trapanesi è stato soltanto un isolato incidente di percorso e confermare che il recente successo ottenuto al “Granillo” proprio contro i barcellonesi non sia stato il frutto di coincidenze astrali o sviste arbitrali.
In questo avvio di stagione, la squadra di Marchionni ha già dato prova di carattere e spirito di sacrificio. Il contesto del Girone meridionale si conferma d’altronde spaccato in due: se da una parte corazzate come Trapani, Igea Virtus, Vibonese e la stessa Reggina viaggiano a velocità “quasi” elevate, alle loro spalle l’abisso della crisi strutturale e societaria sta già inghiottendo più di un club.
Il caso più emblematico e drammatico è quello dell’Enna, dove la situazione è ormai giunta al punto di non ritorno. Nelle ultime ore, l’allenatore Alfredo Cimino e l’intera rosa gialloverde hanno formalizzato uno storico stop totale alle attività sportive. Un “aut-aut” inevitabile: la squadra è infatti priva di un campo d’allenamento ed è costretta a disputare le partite interne nell’inadeguato impianto di Niscemi, rigorosamente a porte chiuse e privata del calore del proprio pubblico.
Quella dell’Enna non è purtroppo un’eccezione: il Girone meridionale ha troppe società condannate a fare di necessità virtù, brancolando nel buio della precarietà logistica ed economica. Il rischio concreto è dietro l’angolo: se il club gialloverde dovesse gettare definitivamente la spugna ritirandosi dal torneo, il campionato di Serie D e specificamente il girone I ne uscirebbe inevitabilmente falsato.
Ma ritorniamo agli amaranto. Il mese di ottobre è come un autentico spartiacque per la Reggina, chiamata a una reazione immediata dopo il primo passaggio a vuoto in campionato. Non è più tempo di alibi (semmai ci fossero): il calendario mette gli amaranto di fronte a un vero e proprio tour de force di quattro partite in cui la squadra sarà costretta a mostrare certezze, solidità organizzativa e, soprattutto, una netta inversione di tendenza sotto il profilo caratteriale rispetto alla sconfitta col Trapani.
All’orizzonte non si profilano necessariamente goleade o risultati roboanti, ma la piazza esige prestazioni convincenti. La Reggina deve dimostrare sul campo di avere fame, personalità e quei “denti aguzzi” indispensabili per recitare un ruolo da assoluta protagonista in un girone complesso come quello meridionale della Serie D.






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