La compagine di Peppe Misiti non ha sbagliato nulla meritando così la vittoria contro una Reggina resa sterile da un tecnico arguto e ed esperto

Clamoroso al comunale di Capaci. Nel testacoda della sesta giornata del campionato di Serie D (Girone I), il Trapani firma l’impresa di giornata battendo 1-0 la corazzata Reggina, costringendo i ragazzi di Marco Marchionni al primo stop stagionale. A decidere l’incontro è una rete all’83’ firmata da Jallow, capitalizzando al massimo un finale di partita in cui la compagine granata ha dimostrato maggiore fame e lucidità.

Le scelte iniziali: Marchionni lancia Magrassi, Misiti si affida a Jallow

L’avvicinamento al match non è dei più semplici per la Reggina, costretta a rinunciare agli infortunati Franchini, Reis e Pellicanò, oltre agli esclusi per scelta tecnica Runza e Verduci. Marchionni non rinuncia al suo fedele 3-5-2: davanti c’è la coppia Guida-Magrassi, mentre in cabina di regia Rossetti affianca Acquadro, supportato dai braccetti difensivi Baggi e Toscano.

Dall’altra parte, Peppe Misiti risponde a specchio con un offensivo 4-2-3-1: Simoni tra i pali, linea difensiva a quattro e una trequarti di qualità formata da Dampha, Leveque e Randazzo, tutti a supporto dell’unico riferimento avanzato, Jallow Lamin.

Primo tempo: ritmi serrati e super Lagonigro

Su un rettangolo di gioco dalle dimensioni ridotte e in erba sintetica di ultima generazione, il Trapani parte subito con il piede premuto sull’acceleratore. Il pressing aggressivo dei siciliani spegne sul nascere le fonti di gioco amaranto: Acquadro e Rossetti vengono sistematicamente raddoppiati, rendendo impossibile lo sviluppo della manovra dalle retrovie.

Nonostante le difficoltà, la Reggina si rende pericolosa per prima: prima Fazio, poi Abonckelet (imbeccato da Magrassi) sfiorano il vantaggio con due colpi di testa che si spengono di pochissimo a lato. Nel finale di frazione, però, sale in cattedra il Trapani. Serve un autentico miracolo di Lagonigro per strozzare in gola l’urlo di gioia di Leveque: il portiere amaranto vola togliendo il pallone direttamente dal “sette” e blindando provvisoriamente lo 0-0 all’intervallo.

Ripresa: i cambi cambiano il match, la beffa nel finale

Il secondo tempo si apre con un tentativo di Toscano ribattuto in angolo, specchio di una Reggina che sembra muoversi con maggiore fluidità complice il calo atletico del Trapani. Marchionni prova a dare la scossa inserendo Yallow per Guida, ma alla manovra amaranto mancano le proverbiali verticalizzazioni delle scorse uscite.

Con il passare dei minuti la nebbia cala sulla squadra dello Stretto, che appare disorganizzata e poco cattiva sulle seconde palle. Al 60′ è ancora un super Lagonigro a salvare i suoi sul neo-entrato Napolitano. La Reggina si scuote al 74′ con una fiammata di Rotulo, che impegna severamente Simoni, ma è il preludio al blackout definitivo.

All’80’ Napolitano scippa un pallone sanguinoso sulla mediana e si invola verso la porta, trovando ancora una volta la risposta di Lagonigro. Il gol del Trapani è però nell’aria e si concretizza all’83’: Napolitano salta secco Baggi sulla corsia destra e scodella al centro un pallone perfetto che Jallow deve solo spingere in rete.

La Reggina cade per la prima volta in questo campionato, e il merito porta la firma d’autore di Peppe Misiti

Le scelte dell’allenatore calabrese si sono rivelate felici quanto argute. Misiti ha disegnato delle vere e proprie gabbie tattiche attorno alle fonti di gioco amaranto, oscurando sistematicamente Acquadro e Rossetti. Privati di tempo e spazio, i due fari del centrocampo avversario sono stati costretti a uno sterile possesso orizzontale e a continui scarichi all’indietro.

Disinnescate le verticalizzazioni letali che solitamente accendono la manovra della Reggina, i rifornimenti per il reparto offensivo si sono azzerati. Isolati e costretti a fare i conti con i pochissimi palloni giocabili arrivati dalle retrovie, gli attaccanti ospiti sono rimasti a secco, certificando il trionfo tattico del Trapani. Tant’è… Ma non bisogna fare drammi: una sconfitta ci può stare e dovrà far riflettere

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