I granata vengono dalla prima vittoria stagionale. Gli amaranto a Capaci per continuare la striscia “autoritaria”

Foto SportCily

Un Trapani-Reggina dal sapore antico, ma privato della sua anima. La sesta giornata del campionato di Serie D mette di fronte due piazze storiche del calcio meridionale, ma il teatro della sfida cancella ogni traccia di entusiasmo. Si giocherà infatti al campo comunale di Capaci: una struttura di estrema periferia, dotata di una sola e modesta tribunetta. Una scelta logistica che ha imposto la più inevitabile delle conseguenze: porte chiuse per motivi di sicurezza, sbarrando l’accesso a due tifoserie a cui sarà così impedito ogni contatto.

Marchionni vola, Misiti cerca la quadratura

Il momento delle due squadre non potrebbe essere più distante. La Reggina guidata da Marco Marchionni si presenta all’appuntamento forte di una marcia finora impeccabile, fatta di prestazioni convincenti e reti segnate a raffica. Sulla panchina granata, invece, Peppe Misiti – subentrato in settimana all’esonerato Totò Aronica – tenta di dare continuità all’ultimo successo ottenuto sul campo del Ragusa.

Granata promossi solo nei tre punti: restano i dubbi

Nonostante il blitz in terra iblea firmato da Lamin Jallow, in casa Trapani la crisi è tutt’altro che superata. Il primo squillo stagionale arriva infatti dopo una striscia horror di quattro sconfitte consecutive, un ruolino marciante che giustifica la freddezza e il malcontento dei pochi sostenitori rimasti al seguito.

A Ragusa, pur dominando il gioco in lungo e in largo, la compagine del patron Antonini non è riuscita a chiudere un match che avrebbe meritato un punteggio ben più rotondo. I limiti strutturali della squadra restano evidenti: una vistosa disorganizzazione tattica, cronica scarsa cattiveria sotto porta e una distanza eccessiva tra i reparti. Aspetti negativi amplificati da un centrocampo apparso spesso arruffone, totalmente incapace di sfruttare le corsie laterali e troppo incline ad adattarsi agli strafalcioni di un Ragusa apparso, per larghi tratti, nullo sotto ogni punto di vista e privo di identità.

Il caso Maltese

A complicare i piani di Misiti c’è anche il mercato. Le chiavi della manovra nell’ultimo match erano state affidate a Dario Maltese; il regista ha cercato di dettare i tempi per vie centrali senza però riuscire a graffiare. Quella di Ragusa, tuttavia, resterà la sua ultima apparizione con la maglia del Trapani: nella giornata di lunedì, infatti, il centrocampista ha ufficialmente risolto il contratto che lo legava al club. Un addio che priva lo scacchiere granata di una pedina d’esperienza proprio alla vigilia della sfida più delicata dell’anno.

Foto Repubblica Palermo

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