Sarà il campo “Cardinali” di Capaci a ospitare la gara tra Trapani e Reggina. L’incontro, però, si disputerà rigorosamente a porte chiuse. Fezzanese, Viterbese e Anzio nelle stesse condizioni della società granata
Una decisione drastica che priva la sfida del calore del pubblico sia di casa che – soprattutto – di quello amaranto e che affonda le sue radici in una complessa e tesa querelle burocratico-finanziaria.
Il braccio di ferro sul “Provinciale”
All’origine dello sfratto forzato c’è la totale rottura dei rapporti tra il presidente del Trapani, Valerio Antonini, e il Libero Consorzio Comunale, l’ente pubblico proprietario dello stadio “Provinciale”. I canali di comunicazione tra la società granata e le istituzioni locali si sono interrotti a causa di una richiesta economica ritenuta inaccettabile dal club: una richiesta superiore al milione di euro per la concessione dell’impianto, cifra che il patron Antonini ha liquidato senza mezzi termini come “fuori mercato” per i parametri della quarta serie.
Dal “Kamarta” all’esilio di Capaci: le ragioni del silenzio
Naufragata ogni ipotesi di accordo, la dirigenza granata si è vista costretta a una frettolosa ricerca di soluzioni alternative lontano dalle mura amiche. Dopo aver giocato sull’impianto di Kamarta, la scelta per domenica è ricaduta sulla struttura di Capaci. Tuttavia, il “Cardinali” sconta pesanti limiti strutturali, potendo contare soltanto su una piccolissima tribuna. L’inadeguatezza dell’impianto a gestire l’afflusso di una tifoseria calorosa come quella amaranto e il rischio sul fronte dell’ordine pubblico hanno spinto le autorità a disporre il blocco totale della vendita dei tagliandi. Un “verdetto” inevitabile che trasformerà una delle sfide più attese del campionato in un surreale match blindato e senza spettatori.

Il caos stadi in Serie D per la stagione 2026/2027 è esploso a causa di una storica e severa riforma regolamentare introdotta dal Dipartimento Interregionale della LND. Da quest’anno, infatti, sono state totalmente abolite le vecchie deroghe concesse alle società neopromosse dall’Eccellenza o a quelle con problemi strutturali. Le gare, infatti dovranno essere disputate in impianti sportivi totalmente omologati e a norma fin dalla prima giornata. Chi non ha lo stadio in regola è obbligato a indicare un campo alternativo, subendo spesso ripercussioni anche sul posizionamento geografico nei gironi. La situazione di emergenza coinvolge diverse aree d’Italia, con il Lazio e alcune specifiche piazze del Centro-Nord e del Sud storicamente più colpite da lungaggini burocratiche o lavori di ristrutturazione infiniti.
Le principali società colpite dall’emergenza impianti
A causa della stretta federale e dell’inadeguatezza delle strutture comunali, diversi club sono stati costretti a migrare o a giocare a porte chiuse:
- Fezzanese (Girone A): La squadra ligure si trova a dover gestire la logistica delle gare interne lontano dal proprio campo a causa della mancanza di strutture omologate per i rigidi standard richiesti dalla categoria, inserita nel girone interamente piemontese-ligure.
- Nel Lazio, come riportato, la situazione è storicamente critica; le società hanno dovuto affrontare enormi ostacoli burocratici e strutturali per poter usufruire dei grandi impianti cittadini come lo Stadio Enrico Rocchi della Viterbese. Ad Anzio hanno subito pesanti limitazioni o l’obbligo di disputare diversi incontri a porte chiuse a causa della mancata conformità o del mancato rilascio delle licenze di pubblico spettacolo da parte delle Commissioni di Vigilanza.
Il riflesso del problema sui professionisti (Lega Pro)
Questo “caos” dilettantistico rispecchia una crisi infrastrutturale che tocca anche la Serie C. Casi eclatanti come quello del Sorrento Calcio — costretto a giocare le partite “casalinghe” a ben 150 km di distanza a Potenza a causa dell’inadeguatezza dello Stadio Italia — o del Cosenza (iscrittosi indicando l’impianto di Crotone per i blocchi al Marulla) evidenziano quanto il problema dei campi da gioco stia strozzando i club italiani.





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