Manca solo un mese e mezzo al via del prossimo campionato di Serie D e la Reggina si ritrova, purtroppo, ai nastri di partenza per la quarta volta consecutiva

Inutile soffermarsi sui troppi “perché” che hanno determinato il terzo flop di fila: dal mancato arrivo di un bomber a doppia cifra al rendimento controverso di alcune “figurine” di lusso che – come denunciato, seppur tra mille ambiguità, dall’ex tecnico Alfio Torrisi – hanno remato contro. Oggi le recriminazioni lasciano spazio al futuro. Un futuro che ha già un nome e un cognome: Claudio Lotito.
L’impresa non sarà facile. Il girone meridionale, storicamente composto da agguerrite compagini calabresi e siciliane, è per antonomasia il meno tecnico e il più “garibaldino” d’Italia. È un calcio dove la tattica cede il passo al vigore fisico, dove non si bada alla manovra ma si gioca “alla viva il parroco” su campi di periferia caldi e polverosi. Le domande del popolo amaranto sono legittime: Lotito saprà calarsi in questa trincea? Sarà capace di restituire il sorriso a una piazza ferita nonostante una concorrenza spietata? Riuscirà a riportare Reggio Calabria nel professionismo?
Il curriculum del patron parla chiaro, ma descrive due mondi distanti. Da un lato c’è la sua Lazio, una realtà abituata a palcoscenici europei, forte di 2 scudetti, 7 Coppe Italia e 7 Supercoppe italiane in 126 anni di storia. Dall’altro c’è il precedente con la Salernitana, presa proprio in Serie D e trascinata fino alla massima serie insieme a Mezzaroma.
Tuttavia, quelli erano altri tempi. Quello era un Claudio Lotito che godeva di una sponda politica e sportiva unanime. Oggi lo scenario è capovolto: il presidente si trova a gestire la frattura totale con la tifoseria biancoceleste che lo ha ripudiato in massa ed il bisogno di rifarsi una verginità dal punto di vista elettorale. Il dubbio è che la Reggina possa diventare un’arma di distrazione di massa o, peggio, un laboratorio secondario (una sorta di Lazio Under 23 per intenderci) per un imprenditore ed un politico oggi assorbito da troppi fronti. C’è comunque da sottolineare che Claudio Lotito possiede l’esperienza politica e sportiva per trarre la Reggina dalle secche della Serie D, nonostante il successo passi inevitabilmente dalla sua reale volontà di investire e dalla capacità di isolare la squadra dalle durissime contestazioni che lo inseguono da Roma.
A Reggio Calabria l’attesa è febbrile e il dibattito monopolizza le piazze, tanto da far passare in secondo piano persino la sacrosanta crociata del Sindaco Cannizzaro contro gli incivili che deturpano la città. La speranza è l’ultima a morire, ma la Serie D non aspetta i blasoni. Se Lotito vorrà vincere, dovrà dimenticare i salotti della Serie A e della politica, sporcandosi le mani nel fango della quarta serie. I tifosi rispondono in coro: “Speriamo in bene…”







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