L’elezione, avvenuta quasi all’unanimità, proietta Giovanni Malagò al vertice della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Un risultato netto che, tuttavia, non nasconde le storiche divergenze con Claudio Lotito. La Lazio, infatti, è stata l’unica società a votare contro la candidatura di Malagò in Lega Serie A, mantenendo una linea fortemente critica fino alle ore precedenti l’assemblea.

Due visioni a confronto

Non si tratta di uno scontro personale, come lo stesso patron biancoceleste ha tenuto a precisare, bensì di una profonda distanza sulla governance del sistema. Se Lotito invocava di fatto una “rifondazione normativa” e una riforma strutturale delle regole prima del voto, Malagò ha incentrato il proprio mandato su un programma di risanamento generale del calcio italiano.

Il caso Reggina e la svolta sulle multiproprietà

Nonostante le frizioni politiche, l’approdo di Malagò in Federazione potrebbe paradossalmente trasformarsi in un’ancora di salvezza per la Reggina, club che sarà acquisito proprio da Lotito.

Attualmente le norme federali impongono un severo divieto di multiproprietà nel calcio professionistico. Pur tuttavia, il neo presidente della FIGC si è sempre mostrato aperto a una revisione di questo vincolo. L’investimento di Lotito sulla piazza calabrese si fonda proprio sulla scommessa di un imminente cambio di rotta regolamentare, volto a tutelare e incentivare chi investe contemporaneamente in più club. Se Malagò aprirà alla modifica della norma, le strade dei due storici rivali potrebbero trovare un inaspettato punto di convergenza.

Ma qui si gioca la vera partita. La piazza di Reggio Calabria non accetterà mai un ruolo di secondo piano: il numero uno della Lazio non può approcciarsi alla Reggina trattandola come un club satellite o un semplice avamposto logistico, una sorta di pied-à-terre capitolina. La tifoseria amaranto legittimamente pretende rispetto e una programmazione indipendente. Se l’era Lotito deve cominciare, lo faccia ponendo al centro la rinascita di un blasone storico, e non gli interessi della casa madre capitolina.

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