I paradossi di una squadra che è il peggior attacco e la miglior difesa delle pericolanti

Scrivere del Ragusa significa mettere in evidenza un paradosso tipico delle squadre solide ma poco prolifiche: una difesa d’élite per la bassa classifica contrapposta a un attacco che fatica a finalizzare. Tralasciando il Paternò oramai da considerarsi con un piede in Eccellenza, tra le squadre di bassa classifica, il Ragusa rappresenta il peggior attacco con 17 reti all’attivo e, nello stesso tempo, la miglior difesa (24 gol subiti) nonché quella che ha subito solo 9 sconfitte in 22 partite con Sancataldese, Favara, Acireale e Paternò che hanno fatto decisamente peggio.
Il paradosso dei numeri
Questo dato è impressionante per una squadra in zona playout. Subire meno gol delle dirette concorrenti (24 totali) indica un’organizzazione tattica di alto livello impressa da Gaetano Lucenti. In contrapposizione c’è l’anemia offensiva: le 17 reti totali sono il vero freno. Tolto il 5-1 contro il Paternò (che da solo rappresenta quasi il 30% dei gol stagionali), la media scende drasticamente.
Il fattore “Aldo Campo”
La squadra produce ma non concretizza, rendendo ogni gol subito un ostacolo quasi insormontabile. Il rendimento interno (13 punti su 30 totali) dimostra che la salvezza del Ragusa passa necessariamente dalle mura amiche. Con una capienza di 4.500 posti, lo stadio può diventare il “dodicesimo uomo” in scontri diretti cruciali, come quello recente contro il Paternò.
La lotta salvezza
In un girone dove 8 squadre sono racchiuse in 6 punti, il Ragusa ha il vantaggio psicologico di essere una squadra “difficile da battere“. Se Lucenti riuscisse a trasformare anche solo una piccola percentuale di pareggi in vittorie, la quota salvezza (rappresentata oggi dall’Enna a +3) sarebbe ampiamente alla portata.
La rosa e la gestione tecnica
L’esperienza: La colonna vertebrale composta da Benassi e Callegari in difesa, unita a giocatori come Martorelli e Golfo, garantisce quella tenuta mentale necessaria per gestire la pressione dei playout.
Il modulo: Il 3-5-2 di Lucenti garantisce copertura e densità a centrocampo, spiegando l’ottimo dato difensivo, ma richiede un grande sacrificio agli esterni (Crisci e Palladino) e punte estremamente ciniche per non restare isolati.
Conclusione
Il Ragusa è una squadra “operaia” che riflette l’identità del suo allenatore. Nonostante la classifica attuale parli di playout, i numeri (soprattutto le sconfitte totali e la miglior difesa tra le pericolanti) suggeriscono che la squadra abbia le potenzialità per una salvezza diretta, a patto di trovare maggiore lucidità negli ultimi 20 metri e sfruttare il momento di crisi di compagini sulla carta più attrezzate come Vibonese o Enna.
Ovviamente la Reggina deve andare a Ragusa con l’obiettivo di proseguire l’opera che il Savoia (e soprattutto) una terna arbitrale poco avveduta hanno interrotto sul più bello. Con tutto il rispetto per la squadra iblea, i ragazzi di Mister Torrisi non possono e non devono aver paura del Ragusa. Quindi: vincere senza se e senza ma…





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