Un clima di profonda amarezza avvolge la sala stampa, dove il Presidente Virgilio Minniti e il Patron Ballarino si sono presentati per metterci la faccia dopo l’ennesima prestazione deludente. Un atto dovuto, una richiesta di scuse collettiva rivolta a una tifoseria ferita e a una città che, come sottolineato in precedenza, “non merita tutto questo”.

Dalla “corazzata” all’armata Brancaleone

L’esordio del Professor Ballarino è una doccia fredda che fotografa perfettamente il fallimento tecnico della stagione: “Non so come sia potuto succedere: credevamo di avere una corazzata, invece avevamo solo un’armata”. Il rammarico è evidente nelle parole del numero uno amaranto, che non usa giri di parole per descrivere lo scollamento tra le aspettative estive e la realtà del campo: “Oggi mi sono vergognato di me stesso e di questa squadra che non riconosco più. Non so spiegarmi cosa si sia rotto nelle ultime settimane, ma quella voglia di vincere a tutti i costi è sparita”.

Decisioni in arrivo: l’allenatore resta, il gruppo si spacca

Nonostante la crisi, la panchina non sembra in discussione, ma la rivoluzione colpirà i calciatori. Ballarino è stato categorico: nelle ultime sette partite giocherà solo chi dimostrerà di avere gli attributi. “Le decisioni prese non riguardano il mister, ma il gruppo. Dobbiamo capire chi sono i diciotto calciatori pronti a lottare: adesso abbiamo bisogno di uomini, non solo di atleti”.

Il patron ha poi smentito categoricamente voci di spogliatoio o problemi economici: “Il rapporto tra squadra e tecnico è forte, e non ci sono pendenze sugli stipendi. Il problema è mentale: dopo la rincorsa, il gruppo è crollato. Oggi ho visto calciatori che avevano persino paura di tirare in porta”.

Responsabilità e futuro: “Pronti a lasciare”

In un passaggio di rara onestà intellettuale, Ballarino ha rivendicato la paternità dei fallimenti: “Siamo colpevoli, io per primo. Tutte le scelte sono state fatte dalla società ed è giusto metterci la faccia”.

Il finale della conferenza suona però come un commiato, o almeno come l’apertura ufficiale a nuovi scenari societari. Per la prima volta, la proprietà dichiara esplicitamente di essere pronta al disimpegno: “Se dovesse presentarsi qualcuno di serio, non le situazioni burlesche viste finora, io e il presidente Minniti siamo pronti a fare un passo indietro o di lato. Siamo realisti: abbiamo dato tutto, ma se ci sono le condizioni per il bene della Reggina, siamo pronti a farci da parte”.

Tra 24 ore verranno comunicati i provvedimenti ufficiali. La sensazione, però, è che a Reggio Calabria si sia chiusa un’era prima ancora di iniziare a splendere.

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