A Barcellona Pozzo di Gotto sembra che il silenzio non sia di casa. È difficile comprendere come la dirigenza mamertina non riesca a cogliere la gravità della situazione in cui si è cacciata, preferendo spostare il mirino su Reggio Calabria piuttosto che fare mea culpa.

I fatti parlano chiaro: a sollevare il caso sul portiere De Falco — schierato nonostante una squalifica di tre giornate — sono state Savoia e Nissa. La Reggina, in questa vicenda, è rimasta spettatrice. Eppure, il Presidente giallorosso Massimo Carmelo Italiano ha scelto di seguire la linea tracciata da Bonina, puntando il dito contro la società amaranto: “L’accanimento di Nissa, Savoia e Reggina dispiace. Hanno speso tre volte più di noi e ora si attaccano a queste banalità perché in campo non ci hanno battuti”.

Definire il mancato rispetto di una squalifica una “banalità” (o una questione da “putia i mustazzuni”) è un esercizio di retorica pericoloso. Non si tratta di piccolezze, ma di regolamenti. Cercare di trasformare un errore amministrativo grossolano in una lotta di classe tra “poveri ma onesti” e “ricchi e cattivi” è una narrazione che non regge.

Sorge però un dubbio: perché Italiano farnetica di un accanimento della Reggina che, nei fatti, non esiste? Il sospetto è che si voglia surriscaldare il clima in vista della sfida del “D’Alcontres”, prevista proprio in concomitanza con la sentenza di primo grado. Esasperare gli animi per coprire un pasticcio burocratico non è mai una strategia vincente.


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