Troppi errori, poche idee e un atteggiamento rinunciatario: la squadra di Torrisi affonda contro la Vigor. Non basta richiamare il “carattere” se in campo manca l’anima
Come gettare al vento un campionato? Per informazioni citofonare Alfio Torrisi. Il tecnico amaranto, che alla vigilia aveva garantito per gli attributi e la personalità dei suoi uomini, è uscito dalla sfida contro la Vigor Lamezia smentito dai fatti. In terra nicastrese, di quella grinta tanto sbandierata non si è vista traccia: la Reggina è apparsa spenta, quasi non fosse mai partita dal centro sportivo Sant’Agata.
La cronaca del disastro
Il risultato finale non ammette repliche. La Vigor Lamezia non ha rubato nulla, anzi: pur giocando in inferiorità numerica, ha saputo tenere testa agli amaranto, colpendoli ripetutamente con una facilità disarmante. Più che la cronaca, a spaventare è l’assenza totale di gioco. La Reggina si è dimostrata una squadra mediocre, pesante sulle gambe e incapace di imbastire una manovra degna di nota per impensierire la difesa di mister Mancini. Anche l’unico sussulto – la traversa colpita da Palumbo in avvio – è sembrato più un episodio isolato che il frutto di una trama organizzata.
Scelte tecniche discutibili
Sotto la lente d’ingrandimento finiscono inevitabilmente le decisioni di Torrisi. Destano perplessità le gerarchie in campo: la scelta di preferire un Lanzillotta decisamente abulico a Distratto (pedina utile in entrambe le fasi) non ha pagato. Ma l’interrogativo più grande resta l’esclusione sistematica di Laaribi. L’assenza dell’italo-marocchino pesa come un macigno sulla mediana: senza le sue geometrie, Fofana si ritrova solo a “cantare e portar la croce“, costretto a rincorrere avversari in un reparto leggero e privo di equilibrio.
Un’involuzione preoccupante
Nella ripresa, lo spettacolo offerto è stato a tratti imbarazzante: una manovra al piccolo trotto, confusa e priva di cattiveria agonistica, più simile a una partitella d’oratorio che a una sfida di alta classifica. È una metamorfosi inspiegabile se confrontata con la squadra autoritaria e organizzata ammirata a Caltanissetta, a Sambiase o nelle vittorie interne contro Milazzo e Vibonese. Oggi si è vista una compagine sgonfia e tatticamente mal disposta.
Basta alibi
Sperare nelle sventure altrui non può essere una strategia. Anche qualora l’Igea Virtus dovesse subire una penalizzazione (per il noto caso del calciatore squalificato), la classifica non sorride: le dirette concorrenti corrono, mentre la Reggina resta a guardare e le giornate a disposizione diminuiscono drasticamente. Se l’obiettivo è il vertice, serve un cambio di rotta immediato. Altrimenti, il grigiore rischia di diventare il colore dominante di questa stagione.






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