Una difesa d’acciaio non basta per il salto di qualità ma la Reggina è viva. Vergognoso l’atteggiamento di alcuni pseudo tifosi reggini
Sebbene le ultime prestazioni abbiano evidenziato criticità tattiche strutturali, la compagine amaranto resta viva, pur navigando tra pericolosi chiaroscuri. Nonostante una rosa competitiva, il vero tallone d’Achille resta una discontinuità offensiva quasi paradossale: i numeri, implacabili, parlano della miglior difesa del girone (solo 16 gol subiti) a cui si contrappone, però, il peggior attacco tra le “big” della classe.
La dipendenza dai singoli
Con soli 29 gol messi a segno, la squadra appare dipendente dalle fiammate di Ferraro (capocannoniere interno con 7 centri). Se si escludono i guizzi di Ragusa, Edera e Girasole, la cooperativa del gol amaranto fatica a “fatturare”. Questo deficit di cinismo spiega l’incapacità di chiudere partite ampiamente controllate, trasformando potenziali successi in pareggi amari, come visto nei recenti passi falsi interni contro Savoia e Messina.
Il rebus Angelo Guida
In questo scenario, il mercato invernale non ha ancora dato i frutti sperati. L’innesto di Angelo Guida è, al momento, un enigma insoluto. L’ex Cavese, arrivato per garantire peso e concretezza, si è limitato finora a un lavoro di raccordo, spesso sterile sotto porta. Se è vero che Torrisi lo utilizza per aprire spazi agli inserimenti, è altrettanto vero che da un attaccante del suo calibro ci si aspetta la cattiveria necessaria per impensierire i portieri avversari, dote fin qui rimasta inespressa.
L’identità di Torrisi e il rischio squilibrio
Il tecnico Alfio Torrisi ha impresso una scossa identitaria, cercando di trasformare una squadra statica in una compagine dinamica e aggressiva attraverso il 4-2-3-1. Tuttavia, l’entusiasmo iniziale ha lasciato spazio a un equilibrio precario. La squadra appare spesso troppo allungata, balbettante in fase di costruzione e vulnerabile in fase di non possesso specialmente nelle palle inattive. Più che un calo fisico, sembra emergere una stanchezza mentale, tipica di chi è costretto a rincorrere senza poter mai sbagliare.
Conclusioni: trenta punti per crederci
Il campionato non è ancora perduto. Le vittorie di nervo contro Ragusa e Vallo della Lucania – firmate da Girasole e dal solito capitan Barillà – dimostrano che il cuore batte ancora. Per vincere, però, serve la solidità di gruppo mostrata dalle grandi del passato (come il Trapani o la Scafatese di quest’anno). Ci sono ancora trenta punti in palio: la Reggina non sarà “bella” come quella vista contro la Vibonese, ma ha l’obbligo di tornare a essere cinica. La marcia deve riprendere, ora più che mai.
L’atteggiamento vergognoso di alcuni “pseudo” tifosi
Un’ultima considerazione: fa male vedere gente nata e residente a Reggio Calabria esultare al gol del Messina o del Savoia. Un simile atteggiamento è non solo vergognoso ma addirittura oltraggioso nei confronti dei veri tifosi della Reggina a prescindere dai Presidenti che passano e vanno così come vanno e vengono i calciatori, i tecnici e i dirigenti. È oltremodo irriverente e offensivo nei confronti di chi ama i colori amaranto, a coloro che la seguono e la seguiranno in capo al mondo per fede, passione, identità e appartenenza.





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