di Giorgio Casella
Ed eccoci qui, nella settimana che ci proietta verso il primo vero scontro diretto della stagione. Non perché quello con la Nissa non lo fosse, ma questo, tra le seconde della classe, ha un sapore ancora più forte. Forse perché le giornate diminuiscono, forse perché la Reggina si trova lassù. Sta di fatto che domenica la Reggina è chiamata a un’altra prova di carattere, come ormai accade da qualche mese a questa parte.
Ci aspettiamo il pubblico delle grandi occasioni, quel pubblico che sa come far tremare le gambe agli avversari. Il Granillo non è più, e non dovrà mai più essere, terra di conquista, ma un fortino difficile da espugnare per chiunque.
In questi giorni si è scritto e detto di tutto sulla possibilità di mettere biglietti a costo ridotto. C’è chi è favorevole, c’è chi sostiene che chi non ha dato credito prima non sia giusto che venga agevolato ora che le cose vanno bene. E come dargli torto.
Noi, però, abbiamo sempre pensato che aprire alle scuole sarebbe un segnale forte, un modo concreto per continuare ad avvicinare i tifosi di domani a questa squadra. Far vedere loro che undici giocatori con la casacca amaranto si battono come gladiatori su quel terreno di gioco, per trasmettere emozioni vere, forti, autentiche.
Eppure in città c’è anche chi non vede di buon occhio queste vittorie. Perché a volte è più forte difendere il proprio pensiero, lo schieramento adottato in passato, piuttosto che riconoscere ciò che sta accadendo oggi. C’è persino chi deride i tifosi reggini che gioiscono per nove vittorie consecutive, definendoli allocchi, mediocri. Sì, bisogna fare i conti anche con loro.
Ma lo sport è questo. Lo sport è gioia, emozione. Non toglieteci il gusto di gioire, di essere orgogliosi di quella maglia amaranto che ci sta restituendo dignità e appartenenza. E non importa se siamo in Serie D, dove le vittorie non arrivano d’ufficio, non arrivano con lo storico, il curriculum o il blasone. Qui le vittorie arrivano perché c’è lavoro, sacrificio, esposizione economica.
Nella vita, come nello sport, non sempre si ottiene ciò che si ha in mente. Altrimenti basterebbero le dichiarazioni, i proclami e gli investimenti per vincere i campionati. Invece il campo, puntualmente, racconta un’altra storia, fatta di risultati che spesso non rispettano le aspettative iniziali.
Abbiamo puntato il dito quando le cose andavano male, abbiamo criticato l’operato della società a livello tecnico. Ma sappiamo anche che certi errori non sono stati voluti, bensì commessi in buona fede, perché a detta di tutti la squadra era forte e competitiva. Oggi, però, va dato merito a questa società che ha parlato poco e si è rimboccata le maniche per uscire da una situazione che era diventata raccapricciante.
È vero, non si è vinto nulla e la strada è ancora lunga. Ma le condizioni per guardare a quel primo posto, che da quando siamo in Serie D è stato una chimera, oggi ci sono tutte .
Quindi basta polemiche. L’appello della Curva Sud vale più di mille parole. Oggi tutta la città e tutta la provincia devono spingere questi ragazzi. E scusate se a fine partita, se andrà come tutti ci auguriamo, festeggeremo e canteremo insieme alla Curva. Non guardateci male… è solo che siamo profondamente innamorati di questa maglia.





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