“Una piazza come quella di Reggio Calabria non meriterebbe la quarta serie e invece è fallita per ben due volte nel giro di pochi anni. Con Gabriele Martino ho imparato tanto”
Il mondo del calcio dilettantistico in Italia è un universo vasto che rappresenta la linfa vitale del calcio di base, quello per intenderci sanguigno e passionale. Nel contempo dovrebbe essere una fucina di giovani che in tal senso potrebbero spiccare il volo verso società professionistiche. Del variegato pianeta dilettantistico ne parliamo con Giuseppe Di Cuonzo, attuale allenatore del Castel di Sangro ed ex tecnico di OltrepoVoghera, Real Giulianova, Fano, Borgorotondo, Lepanto e Legnano nonché Osservatore del Barletta ai tempi di Gabriele Martino (ex Reggina)
Noi amiamo dire che la Serie D non è calcio: è semplicemente Serie D. Sei d’accordo con la nostra tesi?
Secondo me la Serie D attuale è da parificare ad una C2 perché comunque è un campionato dove ti alleni praticamente tutti i giorni, in genere tra martedì e sabato. Quindi essendo molto impegnativo si può considerare semi professionistico per non dire quasi del tutto professionistico. Tra l’altro ci sono molti giocatori che prendono degli ottimi rimborsi spese perché non si può parlare stipendi in questa categoria
Appunto: troppo spesso, vediamo in campo gente di età avanzata magari a fine carriera. Cosa ne pensa un allenatore che ha sempre lavorato con i giovani?
In quarta serie, come si chiamava una volta la Serie D, ci sono anche i giocatori di un certo passato ed è vero che stiamo comunque parlando di giocatori anziani ma è pur vero che questi calciatori apportano tanta esperienza. Io sono abituato ad allenare sia i giovani che quelli anziani proprio per questo motivo. È chiaro che chi magari scende nelle categorie inferiori per giocare e tirare quattro calci ad un pallone non lo fa in maniera gratuita. Ripeto, la D è oramai un campionato professionistico a tutti gli effetti
Beppe Di Cuonzo cosa pensa della regola che impone alle società di Serie D di mandare in campo tre under?
Per quanto riguarda gli under mi trovo in parte d’accordo. Però c’è un però: queste regole così imposte non sempre hanno un valore perché comunque sono ragazzi che giocano al massimo per 2 o 3 anni in serie D poi, una volta divenuti over, smettono oppure vanno a giocare in categorie inferiori. E quando arrivano in una Eccellenza o in una Promozione oppure prima categoria, hanno molte pretese perché hanno giocato in Serie D come se avessero fatto la A. Si è sempre pensato di ringiovanire il parco giocatori ma tali provvedimenti sono stati sempre messi nel dimenticatoio. Secondo il mio punto di vista l’imposizione dei tre under va bene ma non benissimo e credo che alla fine di tutto debba incidere una vera meritocrazia. La verità è che se un ragazzo a 17 o 18 anni è bravo resta in D con la possibilità di fare carriera nelle categorie professionistiche altrimenti va in terza categoria per tirare quattro calci ad un pallone
Chievo, Varese, Ancona, Siena, Pistoiese, Piacenza e Reggina hanno fatto la storia del calcio italiano. Domenica al Granillo c’erano circa 7000 spettatori per una partita tutt’altro che di “cartello”. Noi ci stiamo battendo per il ritorno della vecchia e cara Serie C2 dove ammettere le squadre retrocesse dalla Lega Pro, quelle che salgono dalla D e le “blasonate” di cui sopra. Meritocrazia fino a un certo punto, quindi, anche perché il più delle volte le società di Serie D che si affacciano alla Serie C ritornano da dove sono arrivate.
Se in D ci sono tantissime piazze con un passato importante, il motivo è da ricercare nelle gestioni mal fatte negli anni passati. D’altronde nel calcio di oggi entrano soggetti che col calcio non c’entrano nulla, gente di malaffare, elementi ambigui che hanno lo scopo di farsi gli affari propri. Insomma non c’è più rispetto per la piazza, per il nome e per il tifoso. Purtroppo sempre più spesso accade che società falliscono e sono costrette a ripartire dalle categorie inferiori: si guardi alla cancellazione di Turris e Taranto lo scorso anno, il Rimini di quest’anno e la Reggina di qualche anno fa. Una piazza come quella di Reggio Calabria non meriterebbe la quarta serie e invece è fallita per ben due volte nel giro di otto anni. E poi si sa che quando scendi in queste categorie, per risalire ci vuole un po’ di tempo e non è facile anche perché non è detto che con i soldi si possa sempre vincere. Anzi, succede l’esatto contrario. Ripeto: l’attuale Serie D è una sorta di C2 e a vincere sono solo le società più avvedute
Mai come quest’anno gli allenatori vengono esonerati a velocità supersonica. Fabiano della Nocerina è l’ultimo di una lunga serie. Sono i presidenti a non avere pazienza oppure sono scarsi gli allenatori? O c’è dell’altro?
Partiamo dal presupposto che nel calcio è sempre successo sebbene negli ultimi anni sia subentrata una sorta di gara a chi cambia per primo il proprio allenatore. Io non posso e non voglio andare contro la mia categoria anche perché oggi l’allenatore è molto più preparato grazie ai continui e validissimi corsi di aggiornamento. Se la qualità e la competenza degli allenatori è notevolmente accresciuta, è scesa invece la qualità dirigenziale. Basti pensare questo: ci sono certi presidenti i quali credono che con i loro soldi possano comandare anche sul piano tecnico-tattico e questo non va assolutamente bene. Non è mai stato semplice fare l’allenatore ma oggi lo è ancor di più. Oggi, infatti, puoi vincere tutte le partite, puoi far giocare bene la squadra, puoi valorizzare tanti giovani ma nonostante ciò, prima o poi, sarai messo in discussione e mandato via senza un perché come successo a Fabiano che alla Nocerina stava facendo un gran bel lavoro. E per ultimo una “problematica” che dà fastidio: ci sono allenatori, schiavi del sistema i quali, se vogliono allenare sono costretti a portare il classico sponsor. Questi non sono altro che schiavi di un sistema contorto. Purtroppo c’è anche questo…
Gabriele Martino e Beppe Di Cuonzo…
La storia di una cara e vecchia amicizia. Lui veniva dalla Reggina dove ha apportato esperienza, uomini veri, calciatori di grande qualità. Io invece dalle realtà liguri che mi hanno formato. Poi l’incontro con Gabriele dal quale ho imparato tanto. Tantissimo. Era l’anno 2013 e il Barletta di Novelli finì al 14° posto. Un caro ricordo anche se ogni tanto ci sentiamo telefonicamente
Domanda a bruciapelo: Castel di Sangro anche per il prossimo futuro?
Intanto c’è da concludere degnamente questo campionato con il Castel di Sangro il cui l’obiettivo resta la salvezza. Credo comunque che da qui alla fine del torneo la mia squadra si potrebbe togliere più di qualche soddisfazione. Poi si vedrà anche se qualche richiesta mi è giunta da altre realtà. Io però sono del Castel di Sangro e guai a pensare ad altro…







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