di Giorgio Casella per la rubrica “Voce ai tifosi” di albamaranto.org


Che si tratti di squadre di alta o bassa classifica, il risultato non cambia: lo stadio Oreste Granillo è ormai diventato terra di conquista. Ogni domenica, formazioni di passaggio arrivano a Reggio, fanno la loro passerella, si scattano i selfie della gloria e ripartono con tre punti in tasca.

L’ultimo esempio è l’Athletic Palermo, la seconda squadra del capoluogo siciliano che, con una buona organizzazione di gioco e la mentalità giusta, è riuscita a ribaltare per due volte lo svantaggio, portando a casa una vittoria meritata. Secondo le parole di mister Torrisi, i due gol amaranto sono arrivati “in modo casuale”. E in effetti, osservando la partita, il risultato avrebbe potuto essere ancora più pesante già nel primo tempo.


Una squadra senza identità

Parlare di calcio, oggi, è quasi superfluo. Moduli, tattiche e numeri — 4-3-3, 4-2-3-1 o 4-4-2 — non cambiano la sostanza. Poco importa chi siede in panchina: il problema è la squadra, non la lavagna tattica. In campo si vede una Reggina senza fame, senza carattere e senza attributi. È ormai evidente che il mercato sia stato un fallimento. Montalto e Blondet, i due presunti “top player”, hanno già salutato. Di Grazia è stato sostituito al 30° del primo tempo.E il resto della rosa, dagli over agli under, non ha mai dato segnali di vera appartenenza. Lo stesso Torrisi, nel dopo gara, è stato chiarissimo: molti giocatori non hanno la mentalità giusta per indossare una maglia così gloriosa.


Il dito punta dritto su Bonanno

La domanda è semplice: chi ha sbagliato tutto questo? Scriviamolo chiaramente: Bonanno. È lui che non ha saputo individuare i profili adatti per un progetto ambizioso, nonostante un budget importante. E Patron Ballarino? Cosa aspetta a intervenire? Esiste forse un accordo “blindato” che impedisce di cambiare? Perché ascoltare frasi come “facciamo più punti fino a dicembre e poi ricostruiamo” è quasi offensivo per chi ama davvero questi colori. Meglio tagliare ora gli stipendi pesanti e salvare la categoria, piuttosto che affondare definitivamente. La gente è stanca e non parliamo più di una minoranza rumorosa, ma della stragrande maggioranza dei tifosi.


Serve umiltà e un cambio di obiettivo

Nel calcio si può sbagliare, ma serve la forza di ammettere gli errori e rivedere gli obiettivi con lucidità. La Reggina ha già subito troppe ferite, ma è ancora in tempo per rialzarsi. Bisogna ricominciare con umiltà, ridare dignità alla maglia e ricostruire partendo da basi solide e reali. Patron Ballarino, oggi più che mai, ha l’occasione di dimostrare di avere a cuore questi colori: non serve un passo indietro, ma un passo di lato per ascoltare, riflettere e correggere la rotta. Chiedere scusa ai tifosi e ricalibrare l’obiettivo non è un segno di debolezza, ma di rispetto. Perché nel calcio, come nella vita, chi ammette di aver sbagliato trova sempre la forza per ripartire.

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