Per i rosanero è la prima volta fuori dai confini siciliani, mentre per gli amaranto è una gara che vale un intero campionato dopo i due ko consecutivi con Lamezia e Nuova Igea Virtus tra le mura amiche. Barillá e compagni avrebbero un solo risultato utile: la vittoria. Sarebbe servito, infatti, un successo – senza se e senza ma – per allontanarsi dai bassifondi della classifica e soprattutto per dare un senso ad un campionato nato sotto i peggiori auspici e che sta prendendo i connotati di un vero incubo vista la posizione in classifica. E invece…


La Reggina si presenta col solito modulo con Mungo che sostituisce lo squalificato Laaribi sulla mediana, senza tralasciare il debutto di Summa tra i pali, l’utilizzo di Gatto da quarto di difesa con Barillá e Porcino esterni di centrocampo. Pellicanò al centro dell’attacco viene supportato da Di Grazia e Edera. “Albero di Natale” per Ferraro che, rispetto alla vittoriosa formazione sul Paternò, manda in campo Bitzinis in porta, Rampulla e Sanchez al posto di Panaro e dell’argentino Vesprini con Micoli prima punta e Bonfiglio trequartista. Arbitra il Signor Alessio Vincenzi di Bologna.

Niente di niente da annotare su un taccuino rimasto vergine per tutti i primi 25 minuti di gioco. Reggina e Athletic, infatti, si sono date battaglia tenendosi a debita distanza dalle rispettive porte e praticando un calcio poco più che da oratorio. Uno spettacolo indecente e inqualificabile fintanto che Barillá non si inventa un cross per la testa di Pellicanò il quale insacca indisturbato a pochi centimetri dalla linea di porta.

Pochi minuti più tardi è la volta di Micoli che solo soletto al centro dell’area non sa fare di meglio che regalare la sfera a Summa. Alla mezz’ora Di Grazia è costretto ad uscire: al suo posto Correnti (e qui potrebbe scoppiare un caso Di Grazia con il calciatore che si è rifiutato di dare la mano al tecnico). Il cambio, che nelle intenzioni dell’allenatore amaranto sarebbe servito per dare maggiore peso e robustezza al centrocampo, offre invece praterie, azioni ficcanti, verticalizzazioni e belle giocate all’avversario. E – come d’incanto – porge su un piatto d’argento l’opportunità agli avversari di siglare il gol del pari con Mazzotta sugli sviluppi di calcio d’angolo. E, per rincarare la dose, nel recupero i rosanero avrebbero potuto raddoppiare con Bonfiglio. Reggina brutta, leziosa e indecifrabile in un primo tempo da dimenticare.

Ancor più impalpabile e insignificante lo è all’inizio della ripresa: non si intravede grinta, determinazione oppure un semplice schema di gioco in una squadra che non riesce a “fare” due passaggi di seguito. Questa è una squadra che ha notevoli defaillance mentali e comportamentali ed è già oro colato lo spunto di Edera il cui tiro è deviato in angolo. All’ora di gioco è comunque Edera a riportare serenità siglando il gol del vantaggio con un tiro sul quale il portiere nulla ha potuto. La gioia, però, dura poco giacché in 4 minuti gli ospiti prima pareggiano e poi ribaltano il risultato rispettivamente con Micoli (lesto a ribadire in rete un perfetto cross di Mazzotta) e con Salazar che non ha alcuna difficoltà a mettere dentro il gol del 2 a 3 (su assist del solito Mazzotta). L’Athletico Palermo è organizzato, solido, coriaceo e non trova alcuna difficoltà a controllare già a centrocampo le sporadiche e sconclusionate azioni della Reggina che avrebbe potuto subire il quarto gol sempre sull’asse Mazzotta-Salazar.

Questo per i colori amaranto è un campionato da incubo (e su questo non si discute), un torneo iniziato male e che può finire in modo peggiore (e ignominioso) visto le magre figure a cui va sistematicamente incontro e alla luce della terza sconfitta casalinga al Granillo divenuto terra di conquista per tutti. La squadra di Ferrara è indubbiamente una bella realtà e a tal uopo vorremmo ricordare che la società rosanero ha come Direttore Sportivo un certo Giorgio Perinetti (non so se mi spiego…) Sarebbe il caso di dire “io speriamo che me la cavo?

 

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