Brutta sconfitta della Reggina che lascia il campo tra i fischi assordanti dei pochi intimi presenti al Granillo. Quella vista contrapposta alla Vigor Lamezia è una squadra senz’anima, senza orgoglio e senza amor proprio, una banda squinternata che passeggia in campo e che non sa giocare al calcio. Questa è davvero una Reggina di cui vergognarsi. Non c’è altra considerazione da fare: smantellare e pensare tangibilmente alla salvezza.

LE FORMAZIONI INIZIALI
Consueto 4-3-3 per Bruno Trocini che lancia per questa gara da considerare da “dentro o fuori” Lagonigro tra i pali; Lanzillotta e Porcino larghi; a centrocampo spazio a Salandria insieme a Laaribi e Porcino. Sostanziale novità in attacco dove Palumbo gioca nel suo ruolo naturale di esterno alto di destra, Di Grazia nel versante di sinistra entrambi a supporto di Ferraro, unica punta di ruolo.
Renato Mancini si presenta con un 3-4-1-2 con Ianni tra i pali; e Montebugnoli larghi con Sanzone ed Errico centrali di difesa; Errico, Simonetta, Marcellino, D’Anna e Guerrisi sulla mediana; Spanò trequartista quindi Mascari e Tandara a formare la batteria avanzata.
LA PARTITA
Reggina subito aggressiva con un pressing alto e tanta determinazione. Mancini è costretto a mescolare subito le carte facendo scalare Errico sulla linea difensiva per cui il modulo viene trasformato in una sorta di 4-4-2 con Spanò che sale a centrocampo. Fin dalle prime battute Antonio Palumbo dimostra di saperci fare sulla destra e con l’ausilio di Lanzillotta spinge con veemenza mettendo in grande difficoltà la Vigor. Peccato che poi i suoi cross al centro siano preda dei difensori avversari. In tutto ciò, comunque, è una buona Reggina che non riesce però a concretizzare la grande mole di lavoro degli esterni. La prima vera opportunità parte dal destro di Di Grazia che esce di poco a lato quando le lancette segnavano il 28’. Un po’ pochino – sinceramente – ma l’impegno c’è. Da segnalare che al 37’ Ferraro deve abbandonare il terreno di gioco per infortunio: al suo posto Edera il quale impegna subito a terra il portiere avversario. Dopo i 45 minuti di gioco il risultato rimane inchiodato sul nulla di fatto anche perché Mancini ha issato una vera diga a centrocampo contro la quale Laaribi, Salandria e soprattutto Barillá vanno sistematicamente a sbatterci. Tra l’altro Mancini applica il marcamento rigorosamente ad uomo su Di Grazia e Palumbo per cui il loro raggio d’azione viene ridimensionato. Nella ripresa Di Grazia si accentra per porsi accanto a Edera cosicché al 49’ confeziona una buona palla per Salandria il cui colpo di testa esce però di poco a lato. È un vero proprio assedio alla porta di Ianni ma la manovra resta confusionaria cosicché all’ora di gioco Fomete e Grillo prendono il posto di Palumbo e Porcino. Qualche minuto dopo è Di Grazia a mettere paura a Ianni ma la difesa avversaria si salva in qualche modo. Al 67’ esce Salandria per fare posto a Correnti: tatticamente cambia poco sebbene Laaribi abbia la possibilità di piazzarsi alle spalle di Edera. La Reggina non può sbagliare, serve il cuore oltre l’ostacolo: l’intensità ed il ritmo sono bassi, la manovra lenta, impacciata e lasciata al caso oppure all’iniziativa del singolo. Di Grazia fuori, dentro Rizzo quando mancano sette minuti al triplice fischio di chiusura: Trocini le tenta tutte ma serve a poco. Il pareggio, tra l’altro, non basta e questa sostituzione è da definire inutile e figlia della disperazione di un tecnico che sente la propria panchina più che traballante. Al 94’ l’epilogo più amaro: Laaribi perde palla a centrocampo, Staiano se ne va indisturbato mettendo la sfera alle spalle di Lagonigro.
Qui i video della contestazione dei tifosi della Curva Sud






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