I moti i R(R)iggiu” questa frase ha accompagnato tutti i miei quarant’anni, praticamente tutta la vita.

Così a Reggio si allude al Luglio 1970, nelle lunghe discussioni tra amici, nelle chiacchiere da bar, nel raccontare, a chi non c’era, la Protesta reggina per l’assegnazione del Capoluogo a Catanzaro che all’epoca fu preferito a Reggio Calabria.

Gli anni ’70, quindi, scenario di quella che fu la prima vera insurrezione di popolo, almeno agli inizi, dell’Italia repubblicana e che di quel turbolento decennio ne preannunciò tutti i lutti e le devastazioni che successivamente attraversarono la penisola da Nord a Sud.

Io amo ripetere che negli anni ’70 il nostro Paese era una Democrazia a sovranità “Limitata”.

Limitata” dall’influenza degli Stati Uniti che dettavano le linee politiche guida in base a quelli che erano gli scenari che la contrapposizione Est-Ovest imponeva.

Limitata” perché nonostante l’Italia avesse il Partito Comunista più forte d’Europa questi mai avrebbe potuto aspirare alla guida del Paese, neanche con il 51% dei consensi come amava ripetere l’allora segretario Berlinguer;

Limitata” perché nonostante il P.C.I. non potesse guidare il paese, di fatto lo fece per quasi cinquanta anni grazie al patto consociativo stipulato con la DC;

Limitata” perché la politica filoaraba attuata dai governi via via succedutisi se garantirono l’Italia e gli italiani da attacchi terroristici indiscriminati, dall’altro ci posero sembra in una luce ambigua ed inaffidabile agli occhi dei nostri alleati occidentali;

Limitata” perché, riprendendo la celebre frase di Alberto Torreggiani , “eravamo in guerra e non lo sapevamo”.

Limitata” da parte di alcuni apparati dello Stato che anziché fare luce sui numerosi avvenimenti tragici, accaduti nel nostro Paese, si preoccuparono solo di opacizzare quel già tenue brillio di verità, fino ad oscurarne del tutto ogni disvelamento;

Limitata” perché Piazza Fontana, La Strage di Gioia Tauro, Piazza della Loggia, l’Italicus, Ustica, la Stazione di Bologna, Il Rapimento Moro, Il rapido 904 , non hanno mai conosciuto verità “Vere” e talvolta nemmeno quelle giudiziarie.

In tutto questo si inserì la “Rivolta di Reggio Calabria”. Bollata subito come “fascista”, e tanto bastò a screditarla da un punto di vista storico e morale. Il resto lo fece una pubblicistica ed una storiografia miope, ingenua ed in alcuni casi “serva” che di quella Rivolta non vollero comprenderne le ragioni, le motivazioni, la verità. Furono questi atteggiamenti, e non altri, a consegnare Reggio Calabria ai disegni eversivi di decrepiti avventurieri, e spregiudicati personaggi che provarono a strumentalizzare quella Rivolta grazie alla totale assenza di un Governo vero e di uno Stato forte che ignorarono le ragioni di un popolo e di una città che chiedevano solo di essere ascoltati e non vilipesi. E non ebbe nessuna importanza per l’analisi storica e l’amor di verità, che lo stesso Almirante fino al settembre del ’70 – cioè circa tre mesi dopo la prima manifestazione di Piazza – chiedesse l’energico intervento dello Sato per sedare i tumulti e ripristinare la legalità.

Io all’epoca dei “Moti i R(R)iggiu” avevo sei anni, ma ricordo distintamente le cariche della polizia, le barricate in fiamme, l’odore acre dei lacrimogeni, che a distanza di quarant’anni mi hanno ancora lasciato dentro il ricordo di quell’odore come di plastica bruciata, le bombe molotov degli “scamiciati”.

Poi ho cominciato a crescere e per molti anni “quella verità” continuava a rimanere occultata in archivi blindati, in polverosi armadi, in “segrete stanze”, mentre per chi si ostinava a raccontare una Storia diversa, da quella che si cominciava a “vendere”, ora anche sui Libri di Storia, non rimaneva che l’ostracismo e la l’isolamento. E questo isolamento continuò per molti anni, anche dopo che erano sotto gli occhi di tutti i fallimenti di quelle promesse, le bugie di quegli anni, l’abbandono di una città.

Furono tanti però che hanno continuato, imperterriti, con una coerenza ed una onestà fuori dal comune, a scrivere ed a raccontare “la Storia diversa” per tutti questi anni.

Molti di loro, magari, non salirono mai su nessuna barricata. Ma le barricate le fecero dopo. Le fecero negli anni successivi alla “resa di Reggio” e furono barricate morali e di verità che innalzarono e difesero pagando il prezzo dell’isolamento politico e sociale.

Questo libro vuole essere solo l’omaggio “a quei tanti” per tanto coraggio prima, e tanta caparbietà dopo. Perché dopo la fine dei “Moti” ci volle coraggio a raccontarla quella Storia; oggi serve solo tanta ma tanta caparbietà affinché il tempo con il suo scorrere, la sua polvere, le sue incrostazioni non cancelli per sempre quei giorni. Per questo motivo questo libro che ha mescolato fatti veri ma raccontati con la fantasia di un “raccontatore di storie”, appunto, vuole essere solo un modo per “non dimenticare”. Per non dimenticare i tanti che sulle strade di Reggio lasciarono il proprio sangue, alcuni anche la Vita. Furono “quei tanti” a far brillare su Reggio una luce di dignità ed orgoglio che solo una scellerata gestione della città per i successivi trent’anni ha poi appannato ed infine spento. Ma oggi che tanti archivi si sono stati aperti, oggi che tanti armadi sono stati spolverati, oggi che tante stanze “segrete” non lo sono più, la luce di tutti i caduti di Reggio Calabria ha restituito alla città quella dignità e quell’orgoglio negati e vilipesi per piu’ di quarant’anni.

Chiudo queste righe con un ultima considerazione, riprendendo il celebre articolo di Giuseppe Dossetti “Sentinella quanto dura la notte”. Oggi posso dire che le sentinelle attesero per venti lunghi anni la durata della notte di Reggio Calabria . Una notte piena di guerre di mafia e morti ammazzati, di degrado e di abbandono, per una città che aveva osato ribellarsi ai giochi di potere e che nella sua ingenuità si era consegnata a disegni occulti ed eversivi che inasprirono la repressione. Infatti dopo la Rivolta, su Reggio – e sulle sue ferite, fu sparso il sale dell’indifferenza e dell’ostracismo.

Ma Reggio non può e non deve dimenticare i suoi morti, perché quel sangue versato, quel dolore che ha lacerato il petto di tanti, rimanga per sempre nella memoria della città e delle generazioni a venire.

La Rivolta di Reggio come emblema di orgoglio cittadino, ma anche come monito affinchè mai più uomini innocenti spinti da un sano ideale di giustizia e di verità vengano immolati sull’Altare della politica per sporchi disegni di miserabili personaggi e decrepiti avventurieri che, purtroppo, a quel tempo frequentarono, inquinandola con il loro lezzo ed il loro marciume, la nostra meravigliosa città.

Anch’io ho visto i blindati. La rivolta di Reggio Calabria

di Giuseppe Criaco (Autore)

Laruffa, 2010

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