Esclusiva albamaranto.org – Pasquale Porcaro, prossimo “avversario” della Reggina, si racconta, tra ricordi e rimpianti: da Gotti a Capuano, da Avellino a Siracusa, passando per… l’Inter
di Rocco Genovese

Pasquale, siete reduci da un colpo importante in quel di Barcellona ed avete ritrovato un successo fuori casa che vi mancava addirittura dalla prima giornata. Volete chiudere il discorso salvezza già domenica? “Domenica scorsa abbiamo fatto una grande partita, abbiamo sofferto ma ci siamo presi i 3 punti. Noi non facciamo calcoli e rimaniamo concentrati, come abbiamo sempre fatto da inizio campionato, ma è chiaro che con 5-6 punti l’obiettivo sarebbe certamente raggiunto, e sarebbe una grande soddisfazione visto che a luglio in tanti ci davano già per retrocessi”.
In effetti, spesso si pensa che una neopromossa possa essere fra le principali indiziate al declassamento… “Non solo. Credo che la società abbia allestito la squadra con il budget più basso dell’intero girone ed ha mantenuto buona parte della rosa che lo scorso anno ha trionfato in Eccellenza, ma siamo un gran gruppo e lo abbiamo dimostrato, se pensi che altrove hanno speso molti soldi e hanno deluso o sono proprio in difficoltà: penso al Pompei, al Licata ed all’Acireale e, per certi versi, anche alla Nissa, che ha solo un paio di punti in più di noi”.
Immagino che per te l’esperienza a Paternò sia positiva sotto tutti i punti di vista… “Assolutamente sì. Io sono uno dei più esperti qui e sono arrivato quest’estate, ma fin da subito mi sono trovato bene. Non per piaggeria, ma questa è una società seria, abbiamo un presidente (Ivan Mazzamuto, ndr) che non ci fa mancare niente mese dopo mese, e lo sottolineo, ma anche il direttore Strianese ha fatto un gran lavoro. Ho un contratto fino a giugno: chiaramente, è prematuro parlare di rinnovo ma non avrei nessun problema a restare”.

Come mai hai lasciato Ragusa? “Diciamo che sono stato costretto… lo scorso anno a fine campionato ho avuto un colloquio con la società, nel quale mi è stato prospettato che c’erano difficoltà economiche e mi avrebbero riconfermato solo se avessi accettato un rinnovo del contratto al ribasso, ma ho rifiutato perché non mi piace scendere a compromessi e non l’ho mai fatto. Di fatto, a fine luglio sono rimasto senza squadra, ma quasi subito sono c’è stata una chiacchierata con il Locri e poco dopo ho trovato l’accordo con il Paternò, ed è andata benissimo così. A dicembre mi avevano cercato per chiedermi di tornare, ma non sarei mai tornato dopo essere stato mandato via”.

Non puoi negare che, nonostante non ti sia lasciato bene con loro, anche il Ragusa sta facendo un buon campionato, e sbancare il vostro campo due giornate fa non è stata una cosa da poco. “Beh, quello sì. Davanti al nostro pubblico abbiamo sempre fatto grandi prestazioni, siamo riusciti a fermare sia la Scafatese che la Vibonese e con il Siracusa avremmo pure meritato di vincere ma abbiamo subito il goal del pareggio all’ultimo istante. Abbiamo perso anche con il CastrumFavara ma in quella occasione poteva starci il pareggio, perciò ammetto che solo il Ragusa ci è stato superiore”.

Scafatese, Vibonese, Siracusa: quale fra queste ti ha impressionato di più? “Nessuna delle tre ha fatto una bella partita qui, magari anche perché siamo una squadra rognosa e li abbiamo fatti giocare male”.
Il campionato resta aperto, sia in testa che in coda, e la sconfitta di domenica del Siracusa ad Acireale testimonia che ogni partita è difficile. La Reggina è avvisata… “Abbiamo un grande rispetto per la Reggina, ma siamo pronti a fare la fare la nostra partita e dare il massimo”.

Me lo permetterai: per la Reggina non nutri “solo” un grande rispetto… “Eh… io sono di Bagnara e sono cresciuto nella Reggina, per me è un pezzo della mia vita. Ho fatto le giovanili lì e partecipato a tanti tornei: il Torneo di Viareggio, l’Ibiza Cup … Se dovessi mettermi a raccontare tutto non finiremmo più. In Primavera ero in squadra con Simone Missiroli, Nicolas Viola, Ivan Castiglia, con Nino… vabbè, con Nino Barillà ci sentiamo sempre e ne abbiamo fatte tante: pensa solamente che con mio padre, che faceva il ferroviere, partivo da Bagnara per andare agli allenamenti e ci fermavamo sempre a Catona per andarlo a prendere. Ho tanti bei ricordi di quel periodo nelle giovanili, per me è stata una scuola di vita”.

Quale figura ritieni sia stata fondamentale per il tuo percorso nella Reggina? “Se devo fare un nome su tutti, ti dico mister Luca Gotti: un maestro di calcio ed una persona squisita. Ha lavorato molto con i giovani e forse è arrivato ad alti livelli un po’ tardi, ma è un tecnico molto preparato e gli auguro di cuore di tornare presto ad allenare, anche se non lo sento da un po’. Mi sento molto legato a lui, per questo voglio raccontarti un aneddoto: era il 2007, quell’anno io giocavo in prestito a Jesolo, mentre Nino a Ravenna e Ivan a Vicenza. Il mister ci ha invitato a casa sua a Montebelluna, una volta lì ha preso una bottiglia di vino e l’ha aperta con una spada davanti a noi ed abbiamo brindato con lui: è stata una cosa stupenda”.
Rispetto, amore, ma anche qualche rimpianto. Avresti voluto avere un’occasione in maglia amaranto, no? “Certo. Ho fatto solo una presenza con la prima squadra, mister Mazzarri mi fece giocare solo un quarto d’ora in Coppa Italia (Reggina-Chievo 1-1, stagione 2006-07), è stata comunque una grande emozione. La mia esperienza a Reggio poteva evolversi sicuramente in maniera diversa, ti dirò che ho saputo anche dell’interessamento per me da parte di Beppe Baresi, che all’epoca allenava la Primavera dell’Inter, ma il presidente Foti sparò una cifra alta per lasciarmi andare. Anche la cessione al Potenza (era il 2008, ndr) mi ha amareggiato: ero andato lì in comproprietà e sono stato rilevato alle buste ed ho dovuto lasciare definitivamente la Reggina e firmare un triennale con il Potenza”.

Proprio a Potenza hai avuto modo di conoscere da vicino il mitico Eziolino Capuano. Cosa mi racconti di lui? “Sono stato con lui l’anno in cui fu declassata la squadra all’ultimo posto per via di un illecito sportivo (leggi qui) (Lega Pro 2009/10, ndr) e ci tengo a ricordare che, pur consapevoli della sicura radiazione abbiamo giocato tutto il campionato e sul campo avremmo conquistato i punti che ci avrebbero consentito di salvarci. Capuano era un martello, in allenamento ti urlava spesso addosso se non lo seguivi, ma lo capivo che ci teneva a noi e magari subito dopo veniva ad abbracciarti dopo averti detto di tutto: lui voleva giocatori di carattere, e se percepiva che eri debole da quel punto di vista ti distruggeva. Parliamo di tanti anni fa, ma ricordo che conosceva tutto delle squadre avversarie ed era preparatissimo a livello tattico. Un’altra cosa sulla quale era fissato erano le palle inattive, la prima parte delle sedute di allenamento era sempre dedicata a provare schemi. Lui ripeteva spesso che “un’azione da palla inattiva è sempre un’azione offensiva”, anche se eri nella tua metà campo.”
Un’altra esperienza più agra che dolce è stata anche quella di Avellino… “Sono arrivato lì nell’estate del 2011, ho giocato anche con Zappacosta (difensore Atalanta, ndr), ma a dicembre mi sono infortunato e sono rimasto fermo fino a fine stagione. Dopo un anno in prestito al Melfi, sono tornato ad Avellino ed ho fatto tutto il precampionato con la squadra, che nel frattempo era stata promossa in serie B. Mister Rastelli sembrava puntare su di me, ma negli ultimi giorni di calciomercato mi spiegò che la società voleva puntare su elementi di esperienza in difesa e stava per prendere Peccarisi e Pisacane, perciò mi invitò a trovarmi un’altra sistemazione, e da quel momento in poi ho cambiato tante squadre, sempre giocando tra serie C e serie D. Sono soddisfatto della carriera che ho fatto, ormai sono vent’anni che faccio questo mestiere ma penso, senza falsa modestia, che almeno in serie B avrei potuto dire la mia”.

Non lo escludo, ma nelle categorie minori ti sei pur sempre fatto un nome ed hai vinto più di un campionato. Che ricordi hai della stagione alla Sicula Leonzio con Ciccio Cozza, ad esempio? “Bellissimi! Quell’anno (Serie D 2015/16, ndr), una volta che è arrivato lui abbiamo fatto un’impresa e chiuso con 11 punti di vantaggio sulla seconda e 15 vittorie consecutive, una striscia positiva che non è riuscita nemmeno al Trapani lo scorso anno, e poi è stato bello lavorare con un allenatore che tante volte ho visto e ammirato dalla Curva Sud mentre giocava. Siamo ancora tutti molto legati, abbiamo una chat con i miei compagni nella quale ci scambiamo messaggi e ci sentiamo. Per me quella stagione è stata importante anche fuori dal campo: ho conosciuto quella che poi è diventata mia moglie e con lei ho messo su famiglia e mi sono stabilito a Lentini. Passo spesso davanti allo stadio, è una bomboniera, e mi dispiace molto che nel giro di un paio di anni, anche per alcuni problemi della famiglia del presidente Leonardi (leggi qui), sia finito tutto così. Spero che anche la Leonzio ritorni a certi livelli e che Cozza possa trovare una squadra dove poter fare bene; quest’anno abbiamo già giocato due volte con il Locri, purtroppo non siamo riusciti ad incrociarci.”

In compenso, domenica ritroverai Bruno Trocini, che hai avuto a Rende. Tra l’altro sia tu che Laaribi eravate in campo in quello storico Reggina-Rende 0-3 del dicembre 2017 con tanto di goal su punizione segnato da lui davanti alla Curva Sud… Cosa mi dici del mister? “Ho avuto la fortuna di essere stato allenato da molti tecnici bravi e preparati, e di essermi trovato bene con ciascuno di essi: posso dirti che ritengo mister Trocini uno dei migliori 5 che ho avuto. Non chiedermi gli altri! (ride, ndr). Parliamo di uno dei migliori tecnici della categoria, che non è fissato su una sola idea di gioco ma sa adattarsi alle caratteristiche dei giocatori a sua disposizione: ad esempio, vedo che la Reggina gioca con il 4-3-3, ma a Rende quell’anno ci faceva giocare con il 3-5-2. Quella con lui è stata una bella stagione, ci siamo tolti anche lo sfizio di arrivare ai playoff, anche se siamo usciti quasi subito”.

Ad Aversa hai giocato con Domenico Maggio, e di professione fai il difensore centrale, quindi hai fronteggiato parecchi attaccanti di razza e te ne intendi. Chi è l’attaccante più forte del girone, e chi è stato il calciatore più forte con cui hai giocato? “Senza nulla togliere a Domenico, per me il più forte del girone è Diaz della Nissa. Il calciatore più forte con cui ho giocato è Giovanni Ricciardo, con lui sono stato proprio a Lentini ed a Rende.”

Non ti chiedo un pronostico sulla vittoria del campionato e su chi vorresti che lo vincesse, anche perché pure a Siracusa ti sei fatto voler bene… “Quella è un’altra esperienza che porto nel cuore, per me era pure la prima volta che scendevo in Eccellenza. Abbiamo vinto il campionato ai playoff superando l’Enna, nella finale di ritorno mi hanno persino annullato un goal. Mi sento uno dei principali artefici di quella promozione, anche perché sono stato io a suggerire al presidente Ricci di prendere mister Cacciola, che avevo avuto a Gela, quando ha deciso di esonerare Peppe Mascara. Avevo sposato il progetto del Siracusa perché si intuiva che la proprietà voleva fare qualcosa di importante, ma anche perché mi erano state date delle garanzie anche a livello lavorativo, purtroppo dopo la promozione prima il mister e poi la dirigenza non hanno mantenuto le promesse ed io, come ti ho detto prima, non sono un tipo che scende a compromessi ed ho deciso di andare via. Ma sono molto legato al pubblico di Siracusa, che mi ha fatto un regalo bellissimo.”
Ossia? “L’anno scorso con il Ragusa sono tornato al “De Simone” per il primo turno di Coppa Italia di Serie D. Vedere tutto il pubblico della Tribuna alzarsi e tributarmi un’ovazione è stato emozionante. Queste sono cose che restano”.
Abbiamo iniziato questa chiacchierata lungo 20 anni della tua vita partendo da Paternò e dal prossimo futuro, e lì torniamo per concludere. Domenica è il tuo compleanno, come vorresti festeggiarlo? “Vuoi proprio mettermi in difficoltà (ride, ndr). Domenica faccio 37 anni, ed i miei compagni in allenamento mi hanno fatto notare che abbiamo 34 punti e 34+3 fa 37. Spero di fare una bella partita, e di festeggiare anche a fine anno!”
Si ringrazia il Dott. Rosario Sortino, addetto stampa Paternò Calcio, per la disponibilità.






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