di Rocco Genovese

La pretattica, gli allenamenti a porte chiuse ed i ripetuti appelli alla tifoseria poco hanno potuto contro un avversario confermatosi più dotato tecnicamente ed abile a gestire la tensione: chissà, probabilmente più di qualcuno, al di là delle dichiarazioni di facciata, ha maturato la convinzione inconscia di essere inferiore al Siracusa ed ha sperato di trovare altrove ciò che serviva  per colmare la distanza fra noi e loro, ed aver caricato di eccessivo significato un incontro certamente importante ma ancora troppo lontano dal finale di stagione, ha sortito l’effetto di appesantire la testa e le gambe dei giocatori amaranto che hanno avuto paura di gestire il vantaggio e si sono fatti prendere le misure da un avversario che non aveva il “peso” di vincere e che, in ogni caso e con ogni risultato, sarebbe rimasto in testa alla classifica.

Con buona pace di chi immaginava una Reggina “ormai lanciata” e pregustava “la botta psicologica” (per chi?), “lo spareggio” e magari anche il ritiro dell’Akragas per far saltare il banco.

E complimenti ai 600 (ma avrebbero voluto essere molti di più) tifosi aretusei i quali, parafrasando uno striscione comparso nella propria città, non solo “a Reggio non hanno indietreggiato” ma hanno sostenuto la propria squadra dall’inizio alla fine, messo in atto una coreografia all’atto dell’ingresso delle squadre (mica facile farne una quando si è in trasferta) e fatto festa, con tanto di foto ricordo con la propria squadra, davanti ai 6899 (<<Ah, le restrizioni!>>) tifosi amaranto.

Le citazioni cinematografiche da suggerire al cronista che, nella conferenza stampa tenutasi il giorno prima della partita, aveva colto alla sprovvista Mister Trocini chiedendogli un titolo per descrivere lo scontro diretto non mancano: “Addio, sogni di gloria!“, “I sogni muoiono all’alba” (dell’ora di gioco), “Fuga per la vittoria” (anche se l’acrobazia di Cham allo scadere non è minimamente paragonabile, e non ha portato allo stesso risultato, alla rovesciata di Pelé nel film).

Risulta facile abbandonarsi a recriminazioni, ed esclamare: <<Ah, se non ci fosse stato Pergolizzi all’inizio della stagione! Ah, se oggi ci fosse stato Barillà!>> (quindi, una squadra composta da 28 giocatori e con elementi navigati come Adejo, Ragusa o Porcino va in crisi e si ritrova a corto di esperienza e determinazione se viene privata per una partita del proprio capitano, il quale è prossimo alle 37 primavere e non potrà tirare la carretta all’infinito?), ma con chi prendersela se la Reggina sembra non aver imparato dalle sfide contro il Pompei e la Scafatese, crea varie azioni pericolose ma spesso non riesce a mettere fra sé e l’avversario 2 o più reti di distanza ed addormentare le partite, inizia la ripresa sottoritmo e consente il ritorno degli avversari arretrando il baricentro (tra l’altro, considerando solo le partite con Trocini alla guida tecnica e tralasciando il dubbio rigore subito a Caltanissetta, anche contro quelle due squadre la Reggina ha preso goal tra il 46′ ed il 60′, ed in entrambi i casi non è arrivata la vittoria: 3 indizi fanno una prova…) e si ostina a non rivedere la marcatura a zona sulle palle inattive (tutti a guardare la palla e nessuno a preoccuparsi di Suhs, che sentitamente ringrazia per essere stato lasciato libero di colpire per due volte)?

 

E, proprio come contro il Pompei, la vetta della classifica, così a portata di mano ed accarezzata alla fine del primo tempo, si è allontanata (questa volta, con ogni probabilità, definitivamente) nel secondo, ed ora hai voglia a lanciare nuovi appelli, a puntare alle prossime “11 battaglie“, a sperare sommessamente in un nuovo aiutino dalle altre squadre, già a partire del Locri (dopo aver battuto il Siracusa all’andata, aver impattato con il Sambiase domenica scorsa e, soprattutto, dopo averci consegnato la vittoria nel secondo tempo della partita contro di loro? Sarebbe troppa grazia, Sant’Antonio!): “non facisti pira quandu eri pirara…

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