Abbiamo intervistato per voi il tecnico della Scafatese Gianluca Atzori: “Il campionato sarà combattuto fino all’ultima giornata. La gara di domenica prossima si risolverà attraverso qualche episodio o attraverso l’errore di qualche avversario”
di Domenico Romeo
Si avvicina sempre più la gara di domenica prossima contro la Scafatese, un crocevia importante per la squadra amaranto obbligata a non perdere per non lasciare terreno in testa e per ricomporre determinati equilibri relativi agli scontri diretti, in vista anche del recupero prossimo in quel di Favara.
Gianluca Atzori, un ex di tutto rispetto, fra calcio giocato e panchina a Reggio ha dato tanti anni della propria vita da professionista. Lo ascoltiamo, mostrandosi disponibile in una piacevole intervista serale.

Al di là del ruolo che occupa da mister, guardando la gara di domenica prossima in via distaccata, che partita crederebbe di vedere?
“Crederei di vedere due squadre di ottima fattura, sia la Reggina che la mia Scafatese. Penso che la gara di domenica prossima, trattandosi di due compagini molto simili, si possa risolvere attraverso qualche episodio o attraverso l’errore di qualche avversario. Le squadre si equivalgono. Ho guardato la gara dell’andata che ha visto vittoriosa la Scafatese, io non ero in panchina ancora, ma posso ribadire che, guardando le immagini, quest’ultime confermano le mie attuali impressioni. Un episodio, ad esempio, è stato il rigore causato da Adejo che ha consentito alla nostra squadra di passare in vantaggio e vincere e una volta che si crea un episodio, trattandosi, ripeto, di due realtà molto forti per la categoria, è difficile ribaltare. Ma dipenderà anche dai cali di tensione, un po’ come ciò che è accaduto in Inter-Milan di Supercoppa qualche giorno fa. L’Inter è caduta di tensione, il Milan è salito e ha vinto addirittura il match. La tensione, la concentrazione, sono parametri importanti per il cervello di un atleta che deve stare sempre sul pezzo. La gara di domenica prossima si misurerà anche attraverso tali parametri”.
Troverà in campo quattro dei suoi calciatori allenati in epoca pregressa alla Reggina. Qualcuno di questi troverebbe spazio oggi nel suo attuale organico a Scafati?
“Questi quattro calciatori appartengono ad un importante passato per me, è stato bellissimo allenarli. Nino Barillà ha fatto davvero una splendida carriera, Curiale l’ho avuto al Ravenna, ma anche se i miei giocatori non hanno addosso la carriera di Barillà o qualche altro, con il dovuto rispetto, me li tengo tutti. A centrocampo ho un 2005 fortissimo e tutti i ruoli sono riempiti da calciatori di livello. Prima della partita con questi quattro miei ragazzi della Reggina mi saluterò con molto piacere e con molto affetto”.
A proposito di Ravenna. È una piazza che conosce bene, può vincere il campionato e, in alternativa, dovesse vincere i play off sarebbe una seria candidata al ripescaggio. Che ne pensa a proposito?
“Ravenna è casa mia da circa trent’anni, conosco il Presidente Cipriani, un ravennate doc, vuole investire molto per vincere e, come il Presidente Romano della Scafatese, ha un progetto proiettato in alto. Ma il segreto di Ravenna non è solo il Presidente, ma tutto l’ambiente professionalmente competente che attua un lavoro meticoloso”.
Ed a proposito, invece del Presidente Romano. Che ne pensa della lettera rivolta ai tifosi in vista della gara di domenica? Percepisce ciò, dunque, il massimo dirigente come una gara svolta?
“Il messaggio rivolto alla piazza da parte del Presidente è molto bello, ma ritengo che non sia una partita svolta per il campionato. Sarà una gara aperta a tutti i fronti, potrebbe finire con qualsiasi risultato e in caso di risultato positivo potrebbe accrescere consapevolezza in una squadra”.

Torniamo un po’ indietro nel tempo. Cosa è mancato nell’anno del centenario a Reggio per evitare quell’epilogo triste?
“A Reggio quell’anno mancavano tante cose, dalle disponibilità economiche ad una reale comunicazione da parte della società. Ma è necessario andare a ritroso. Se due anni prima, con me in panchina, fossimo andati in Serie A, la Reggina non sarebbe mai fallita perché avrebbe incamerato importanti soldini. Ma purtroppo fummo beffati sul finale di gara a Novara. Faccio questa premessa perché, due stagioni dopo, al mio rientro, trovai una società senza disponibilità economiche atte a vincere un campionato e con un organico inadeguato al salto di categoria. I litigi, con il Presidente Foti, nacquero subito da questa visione dei fatti che ci contrapponevano in poli opposti. Avere ambizioni senza potere realmente intervenire economicamente significava non vincere mai il campionato. Lui voleva tornare nella massima Serie A a tutti i costi, ma io ritenevo che vincere era impossibile a causa dell’organico non all’altezza e glielo facevo presente ed erano scontri continui. La storia, poi, mi ha dato ragione. Fu un anno, sotto l’aspetto della comunicazione e delle aspettative, completamente all’opposto della stagione dello spareggio di Novara, quando, senza particolari forme di pretese, avevo in rosa circa 14 ragazzi provenienti dal S. Agata. E perdemmo la Serie A per un soffio, purtroppo”.
In maniera molto chiara, mister: come vede il finale di questo campionato?
“Sarà combattuto fino alla fine da quelle squadre che se la giocheranno: noi, la Reggina, il Siracusa, la Vibonese e il Sambiase nei confronti della quale vanno fatti i complimenti. Se la giocheranno queste squadre. Riguardo al Sambiase i meriti vanno davvero fatti perché è una realtà che in maniera sana, attraverso la gestione di un gruppo, può davvero vincere, nel calcio tutto è possibile, il bello di questo sport è questo. Sarebbe, con le dovute proporzioni del caso, un nuovo Leicester, ambientato però in una Serie D Italiana. Fino all’ultima giornata non sarà deciso nulla in testa, è un discorso che vale per tutti”.
Domenico Romeo







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