di Redazione
Per la Reggina ed il popolo amaranto oggi è l’alba di un nuovo giorno

Le immagini, i cori, le bandiere di ieri sera, nella splendida cornice del Castello Aragonese forse hanno sancito definitivamente una vera comunione tra la tifoseria e la società. Una comunione attesa da un anno. Spiace che la proprietà non abbia potuto assistere.
Ed eccoci, quindi, pronti per una nuova avventura. Una nuova stagione. In una categoria che a Reggio ed alla Reggina non può e non deve stare bene, e ieri sera i ragazzi in amaranto, coinvolti testimoni, hanno compreso bene entrambe le cose. Sia il ritrovato feeling, sia le aspettative di una intera città. Forse era questo l’anello mancante per la costruzione della “Corazzata amaranto”. Invincibile Armada per tornare nel calcio che conta.
Forse l’entusiasmo di ieri sera ed i segnali che sono arrivati da quella piazza sono figli della convincente prestazione di domenica scorsa con la Vibonese. Ma respirando quei fumi e ascoltando quei cori è come se si riavvolgesse il film fino a qualche stagione fa, dove la ambizioni e i sogni di una città si scambiavano simbioticamente con quelle casacche amaranto. Indescrivibile l’entusiasmo che gli “Inzaghi boys” avevano saputo infondere in tutta la città. Per intero.
E qui voglio sottolineare quella “per intero”. Perché resta inspiegabile oggi questa cesura netta, carica di odio, tra le due fazioni che da un anno ormai si fronteggiano con righe al vetriolo gonfie di mai sopito rancore, immancabili polemiche, e innumerevoli sottigliezze. Un lento veleno che sta avvolgendo l’ambiente e la città in una “guerra fra bande” che non fa bene al calcio, non fa bene alla Reggina non fa bene alla stessa città. Animi esacerbati, offese al limite della querela e i social usati come veicolo sia per colpire l’avversario che per fare proselitismo. O con me o con Ballarino. Questo l’angosciante dilemma cui oggi a Reggio molti tifosi si dibattono quotidianamente. Il cui numero – ringraziando il cielo e Pergolizzi – si sta assottigliando sempre più sotto i colpi di una “vigorosa” campagna di rafforzamento operata magistralmente dalla società e dal tecnico. Strepitosi i primi trentacinque minuti della Reggina domenica scorsa in Coppa Italia. Poi controllo e risparmio di energie e risorse.
Quello che ieri sera è emersa in tutta sua ritrovata unità è la sintonia tifoseria/squadra che lascia ben sperare per l’avvio della prossima stagione. I ragazzi della Sud – come amo chiamarli in virtù dei miei trascorsi “curvaioli” ieri sera hanno cantato la loro fedeltà ai colori ed alla maglia. Perché la Reggina, per i tifosi e non solo, per i reggini e non solo, per chi davvero ama questa città, non è una semplice squadra di calcio: è un modo di vivere, è appartenenza è identità. E’ un ideale cordone ombelicale mai reciso che tutti ci tiene assieme e tutti ci fa palpitare ad ogni partita. In ogni settore del Granillo. E’ un atto d’amore verso “il nostro passato, il nostro presente il nostro futuro”. E’ uno di quegli amori che non ha confini temporali, non ha frontiere territoriali, non ha barriere di alcun tipo.
Non tradiamo questo amore, anzi prendiamoci cura di quel sogno. Perché è il sogno di una città. Per intero.







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