di Giuseppe “Fossa” Criaco

La stagione appena conclusa ha lasciato l’amaro in bocca a tutto l’ambiente: tifoseria, settore tecnico, e dirigenza. Tracciando ferite profonde e divisioni, figlie di un entusiasmo e di aspettative forse oltre ogni limite che questa squadra e questa società potevano sopportare.
È necessario che questo livore e questa amarezza siano sin da subito superate e sanate. Non è difficile, basta semplicemente cercare soluzioni e non colpevoli. E smettere di dare ascolto ai continui veleni dei soliti noti e dei soliti volti, che a Reggio incombono come una “cricca”.
Indubbiamente le vicissitudini societarie e le penalizzazioni inflitte, che inevitabilmente si sono rovesciate sulla squadra e, quindi, sul suo rendimento in campo, hanno lasciato il segno.
Ma è paradossale che a poco più di centocinquanta chilometri si stia ancora festeggiando una salvezza raggiunta ai play out (al minuto 95) come fosse una coppa europea, mentre a Reggio si continua a rimpiangere ciò che poteva essere (e non è stato). Nonostante un 7/8 posto (nonostante i punti di penalizzazione) ed una immeritata eliminazione nel turno preliminare dei playoff promozione.
E se è vero che nella vita di ciascuno di noi esistono momenti in cui la costruzione del “sé” si manifesta con particolare forza, nei passaggi da un modo all’altro di “essere nel mondo”, punti di svolta li chiamano, è altrettanto vero che per la Reggina quello del Giugno scorso è stato il proprio punto di svolta. Una piccola rivoluzione copernicana che inevitabilmente ha portato a Reggio un vento diverso, ed una nuova prospettiva di fare impresa, business, “ambiente”, e naturalmente calcio. Ma non da tutti è stato compreso.

Felice Saladini ha voluto sperimentare appunto un modo nuovo di fare calcio, diverso anche da quello che ha fatto a Lamezia, chiamando alla Reggina figure di indubbia professionalità e credibilità: Marcello Cardona, Pippo Inzaghi, Giuseppe Geria alla guida del Settore Giovanile, mentre alla comunicazione è arrivato Giuseppe Sapienza (già Milan, Inter e Barcellona). Insomma una anno zero che come ogni “nuovo inizio” ha necessariamente bisogno di tempo (e anche di qualche insuccesso) prima di diventare modello, e magari vincente. E qualche errore è stato anche commesso, frutto di inesperienza e magari di una posizione debitoria “che solo cammin facendo” è venuta fuori in tutta la sua gravità.
Oggi sulla Reggina pende la decisione del Tribunale fallimentare, sarà quella lo spartiacque tra il passato ed il vero e rinnovato presente per la società di Via delle Industrie.
Intanto sarebbe bene per tutti: dirigenza, stampa e tifoseria, meditare su quelle che realmente possono essere le ambizioni della squadra amaranto, anche alla luce del potenziale economico che la stessa città è in grado di esprimere.
Nel campionato scorso la Reggina, al botteghino, ha fatto segnare 212.000 spettatori (gli abbonati sono stati poco più di 4.000) con una media a partita di 11.160 spettatori (e con un picco di 16.500 presenze con il Cagliari), dietro a Bari, Frosinone, Genoa, Palermo e Cagliari. Ma davanti a città come Parma, Modena, Pisa e Venezia.
Questa la forza economica della città e sulla quale il “nuovo corso Saladini” deve sapere di poter contare.
Forse con molta onestà intellettuale da parte di tutti sarebbe bene ridimensionare i progetti “a breve” per consolidare, invece, la nuova Reggina 1914, affinché sia fissato nel lungo termine il progetto più ambizioso: quello di costruire una società “di Serie A” e non solo una squadra per la serie A.
Ripartire dal basso, e costruire lentamente un team, un gruppo di ragazzi ed un “asset societario” affiatato che sia un tutt’uno con la tifoseria e le aspettative della stessa città. “Fare sistema” è definito nel gergo economico e sociale.
Sgravare di attese la proprietà affinché si possa guardare al futuro con maggiore serenità, senza però smettere di essere ambiziosi. Perché quell’asticella è con Pippo Inzaghi, Felice Saladini e la spinta di tutto il pubblico reggino che ogni anno dovrà essere portata sempre più su.

Giuseppe “Fossa” Criaco








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