Reggina: manca all’appello un rigore. Buona la prova degli amaranto al Marassi

Inzaghi cambia nettamente lo schieramento in campo con un 3-5-2 che, invero, è un 5-4-1 dove Di Chiara e Bouah sono quinti di difesa e Menez a far da tuttocampista. Centrocampo di qualità (Majer, Crisetig e Hernani) ma abbastanza lento e Strelec bocca di fuoco. Nel Genoa via libera a Sabelli, Criscito e Coda in un 3-5-2 dove Gudmundsson agisce da attaccante aggiunto. La Reggina in contropiede va vicina al gol al 2’ ed al 15’ con Strelec ma è il Genoa a portarsi in vantaggio al 36’: Sturaro serve Coda in area il quale controlla e lascia partire una rasoiata che si spegne nell’angolino lontano rispetto alla porta di Colombi. Fino al termine della prima frazione di gioco la squadra di casa crea altre due nitide occasioni da gol che Coda non concretizza. La ripresa si apre con un episodio che fa gridare allo scandalo: Cionek se ne va sulla destra e crossa al centro dove Ilsanek nel tentativo di anticipare Menez tocca la sfera con il braccio. Inutili le proteste degli amaranto: i 30750 tifosi genoani presenti allo stadio Ferraris, hanno così potuto riprendere fiato dopo la grande paura. All’ora di gioco è Gudmundsson a tirare a colpo sicuro ma Colombi si comporta da campione. Nei minuti di recupero Badelj effettua un tiro a giro che si stampa sulla traversa ma è Canotto (entrato da poco in campo) a far mettere i brividi ai tifosi del Genoa con un tiro sul quale Martinez compie il miracolo di togliere la palla da sotto la traversa.

Continua il periodo nero per la Reggina piegata da un ottimo Genoa che ha trovato la vittoria grazie ad un’intuizione di Coda. La squadra allenata da Inzaghi – però – avrebbe meritato ampiamente il pareggio mettendo sovente i brividi al pubblico di casa, il quale, al triplice fischio dell’arbitro Aureliano, ha festeggiato come fosse stata vinta la Coppa dei Campioni.

A mente fredda, due sono le considerazioni: abbiamo visto una buona Reggina capace di mettere in difficoltà il più quotato avversario allorquando Inzaghi ha avuto il coraggio di trasformare il 5-4-1 in 4-4-2 ed abbiamo visto un Genoa Gudmundsson-dipendente. Uscito l’islandese, la squadra di casa ha avuto molte difficoltà nel costruire e ad essere pericolosa nonostante la traversa scheggiata da Badelj. Resta il fatto che, in attesa della gara di Perugia, i rossoblù si trovano a tre lunghezze dal Frosinone. Tutto aperto, quindi, per la promozione diretta e specificamente, per il primo posto.

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